Quaranta milioni di euro è il valore stimato dei premi che coprono le opere d'arte in Italia, compreso l'incendio. Non sono coperture all risk (danno accidentale, furto, deprezzamento, ecc.) come sarebbe appropriato per i beni d'arte, e talvolta addirittura solo incendio. Il monte premi comprende sia la movimentazione delle opere per le mostre, sempre più numerose con coperture da «chiodo a chiodo», sia le collezioni private. Un esempio? La mostra in corso alle Scuderie del Quirinale dedicata a Giovanni Bellini, con tre tavole dal Louvre e «L'incoronazione della Vergine» dal Museo civico di Pesaro, è assicurata da un pool di compagnie per 500 milioni di euro. Per ogni opera il premio è tra lo 0,07-0,1 del valore assicurato. Restano fuori dal monte premi le opere nelle chiese, nei musei pubblici e nelle collezioni di enti locali: tutte «godono» dell'indennità di Stato. Che cos'è? Come in altri Paesi anche in Italia esiste un fondo di garanzia per la tutela e la protezione dei beni culturali di Stato, approvato nel suo valore dalla Finanziaria. Quando l'opera esce dal Paese, come l'«Annunciazione» di Leonardo dagli Uffizi per volare in Giappone, viene assicurata, in quel caso per 100 milioni. Quando, invece, i capolavori restano nei loro musei non vi sono coperture commerciali, ma solo la garanzia di Stato. A quanto ammonta e che interventi ha sinora attivato non è dato sapere. Se brucia il «Tondo Doni» di Michelangelo agli Uffizi il danno è tutto a carico dello Stato, certo sarebbe impossibile assicurare l'enorme patrimonio artistico italiano, ma forse studi assicurativi si dovrebbero fare per coprire almeno le eccellenze, dato che producono ampi indotti economici.