LA POLEMICA Venezia replica a Miracco. Romanelli: «Poche mostre? Noi puntiamo sui musei. E il Canaletto l'abbiamo già fatto» Venezia É vero, come sostiene Franco Miracco, che sul tema dell'arte il Comune di Venezia - oberato come tutti gli enti locali dalle ristrettezze di bilancio - ha rinunciato a un ruolo di protagonista? L'assessore alla cultura Luana Zanella respinge le critiche, ricordando che «proprio il varo della Fondazione dei Musei avvierà una trasformazione strategica del settore, che già si è manifestata nell'organizzazione della mostra su San Michele al Candiani a Mestre, d'intesa con la stessa Regione e la Fondazione Venezia; e sulla stessa strada va la rassegna su Depero, che apre l'anno dedicato al Futurismo. Certo non possiamo ignorare che per fare le grandi mostre soldi ce ne vogliono, e tanti, e le nostre risorse sono molto scarse. E anche per reperire questi fondi, magari dai privati, che nasce la Fondazione dei Musei. Se poi pensiamo invece a mostre evento, Venezia non ne ha bisogno, anche perchè preferisce valorizzare la ricerca all'interno delle proprie strepitose strutture museali». Sulla stessa linea il pensiero di Giandomenico Romanelli, Direttore per i Beni e le Attività Culturali del Comune, che ricorda che «da tempo Venezia ha scelto di consolidare la propria struttura museale pubblica e privata, come si è visto ad esempio nelle scelte fatte su Punta della Dogana, anche se forse questo ha significato rivedere in parte la vecchia politica delle mostre. Diverso, ovviamente, il discorso su Treviso, che non avendo un museo di grande nome le sue risorse (tra l'altro private, non pubbliche) le destina ad eventi occasionali, tra l'altro con scelte a volte anche dubbie. Lo stessa mostra sul Canaletto è interessante ma ripetitiva. Farla a Venezia? Non voglio togliere meriti a nessuno, ma ne abbiamo avuto in quantità di mostre così». Forse anche per questo la fatica maggiore ad ottenere i prestiti Treviso l'ha fatta proprio con Venezia. In ogni caso Romanelli ribadisce che le osservazioni di Miracco sono molto presenti al Comune, tanto è vero che è stata proprio l'amministrazione lagunare a sollecitare alcuni incontri con la Regione e altre istituzioni locali per la programmazione delle mostre. Poi, se come dice Romanelli «è duro sostenere che Venezia non è più il punto di riferimento italiano per l'arte mondiale», è però innegabile che molto è cambiato rispetto al passato, anche se non solo in Laguna. Il professor Giuseppe Pavanello, ad esempio, che dirige l'Istituto di storia dell'arte della Fondazione Cini ed è il curatore della mostra trevigiana, ricorda che per lungo tempo Venezia organizzava, negli anni liberi dalla Biennale d'arte contemporanea, una vera e propria "Biennale d'arte antica", che ha portato in città mostre importantissime. «Poi la cosa è caduta, anche perchè tutta Italia è diventata un grande "mostrificio", e contestualmente crescevano i budget necessari e il bisogno di fare grandi numeri di visitatori. Ma questo determina il tema stesso delle rassegne: se il progetto è attirare gente, devi fare per forza Picasso, o gli Impressionisti». Una replica a Miracco, infine, viene anche da Verona, dove il sindaco Tosi ribatte sulla vendita di Palazzo Forti sostenendo che il portavoce di Galan «evidentemente male informato, come spesso gli accade, sulle cose di Verona, confonde un Palazzo con una Galleria d'arte moderna: che non abbiamo mai avuto intenzione di vendere». S.F.