Limpegno La diatriba Lattore e regista al Petruzzelli nel 1991 con Golem. "Io, quasi sconosciuto su quel palco grandissimo" Ovadia: "Riaprire ora il teatro prima che la cultura muoia" "Si tagliano fondi a tutto. Prima o poi chiuderanno i teatri per far posto agli ipermercati" La valenza simbolica è enorme e la data del 6 dicembre va rispettata Non è un piccolo supermercato da trasformare in centro commerciale ANTONIO DI GIACOMO «Viviamo tempi difficili. Si tagliano fondi a tutto. E cè da aspettarsi che i teatri siano chiusi, demoliti per far posto agli ipermercati. Ecco. In questo scenario la riapertura del Petruzzelli assume un valore simbolico davvero forte. Diventa una roccaforte della speranza». Lui, lattore e regista Moni Ovadia, fece appena in tempo a calcare il palcoscenico del Politeama. E fu, artisticamente parlando, il battesimo di una vita nuova. «Era il 6 marzo 1991 e, al Petruzzelli, debuttai con Golem. Facemmo tre recite, me lo ricordo bene. Come se fosse ieri». Ovadia, quali ricordi conserva del Politeama? «Mi si affolla dentro uno straordinario flusso di emozioni. La platea piena di spettatori, limmensità del palcoscenico: Golem era il mio primo grande spettacolo. Ero uno sconosciuto nellambito teatrale, alle spalle avevo solo avventure di natura musicale. È per questo che il debito nei confronti del Petruzzelli e del suo direttore artistico, Guido Pagliaro, è inestinguibile. Fu lui a credere in me e a voler produrre Golem». E la vicenda del rogo? «Le parole non bastano. È scolpita nella mia mente la fotografia del teatro sventrato, unimmagine che rimanda a momenti bui della storia umana. Poi lattesa: ogni anno che passava senza che si sapesse nulla della ricostruzione si acuiva un vuoto in me». Saprà già, allora, che, a dispetto del ripristino del teatro, le polemiche innescate dalla famiglia Messeni Nemagna, tornata proprietaria del Petruzzelli, rischiano di mandare allaria linaugurazione del 6 dicembre. «Se andasse a finire così sarebbe la definitiva conferma che noi italiani siamo il laboratorio del peggio. La cultura è patrimonio universale. Non appartiene né alla destra né alla sinistra, né può essere ostaggio di beghe economiche. Lo dico a tutte le parti coinvolte in questa vicenda: dinanzi a un interesse superiore, e la riapertura del Petruzzelli lo è, bisognerebbe trovare accordi in nome della ragionevolezza». Daccordo, ma in questa lunga vicenda non sempre ha dominato il buon senso. «Guardi, se si faranno i soliti giochini allitaliana diventeremo una volta di più lo zimbello del mondo. Una volta di più saremo additati con sarcasmo e disprezzo, mentre i cittadini saranno defraudati del loro diritto alla cultura». Crede che laffaire Petruzzelli abbia una rilevanza così forte? «A dirlo è tutta la sua storia. Prima e dopo il rogo. Basti pensare allinterminabile bisticcio per la ricostruzione: diciassette anni di attesa per riaverlo sono già di per sé uno scandalo. Per tacere di una storia, parlo dellincendio, aggravata da ombre e dubbi, dal solito balletto di qualche ragione oscura per cui sia stato appiccato il rogo. La valenza simbolica del Petruzzelli è enorme e la data del 6 dicembre va rispettata, tassativamente. È un impegno da onorare, senza che vi sia più il tempo di giocare con le aspettative dei cittadini, baresi e italiani». Ma come venirne a capo? «I bisticci e gli interessi di bottega ammorbano tutta la vita del Paese: si faccia uneccezione per una volta, mettendo al bando lidea di montarci sopra altre beghe e di cercare vantaggiuzzi. E la famiglia, per favore: assuma un atteggiamento interlocutorio e intelligente. Non è della proprietà di un piccolo supermercato da trasformare in centro commerciale che si parla. La posta in gioco è alta e moralmente rilevante. Tutti ci devono mettere la loro mano, per dimostrare che il nostro non è un Paese scivolato in fondo alla scala della decenza. Quanto a me, sono pronto a ogni mobilitazione per il teatro». Carla Fracci sè offerta di portare gratis un suo spettacolo al Petruzzelli, purché riviva al più presto. Che ne dice? «Mi unisco. E senza pensarci due volte. È un impegno concreto il mio: credo di avere un paio di date libere a dicembre. Qualcuno mi chiami e si stabilisca quando. Se servirà pure raccogliere fondi, o riempire di contenuti il teatro, io ci sono. Basta chiedermelo». Chi ha orecchie per intendere intenda, a questo punto. A proposito del Petruzzelli che verrà, invece, come ne auspicherebbe il futuro artistico? «Mi auguro che possa esserci sì spazio per gli elementi della tradizione, mi sembra comprensibile e legittimo, ma spero che si possa trovare anche il coraggio di guardare allinnovazione. Sogno unapertura a forme di spettacolo caratterizzate da linguaggi innovativi, un po come ha fatto Nicola Sani al Teatro dellOpera di Roma, confezionando una stagione moderna e coraggiosa». Le viene in mente qualche modello cui guardare? «Sarebbe bello se il Petruzzelli potesse funzionare 365 giorni lanno, un po come avviene nei teatri tedeschi o, ancora, allo stesso auditorium di Roma. Non si può restare nel "piccolo", bisogna osare e tentare progetti ambiziosi e diversi. Soprattutto perché, a Bari ma anche altrove, la sfida è costruire il pubblico di domani». Intanto, laspettiamo a dicembre al Petruzzelli? «Qualcuno mi chiami per prendere accordi e ci verrò di corsa. Il mio è già un sì». Un gruppo di 32 artisti danno vita a un movimento: "Da 17 anni i baresi non hanno un loro bene" E i musicisti fondano un comitato "Serve un atto di responsabilità collettiva da parte di tutte le parti in causa" Nasce il comitato "6 dicembre". Prende il nome dal giorno in cui è prevista linaugurazione del teatro Petruzzelli. Liniziativa è di un gruppo di trentadue musicisti pugliesi. «Vogliamo dare voce» spiega il violinista Francesco DOrazio, docente del conservatorio Piccinni «alla città e a tutta la comunità che subisce da diciassette anni la privazione del suo più importante centro di cultura. La data del 6 dicembre, decisa insieme da ministero dei Beni culturali, commissario per la ricostruzione e Comune è significativa e simbolica. Vogliamo che resti ferma perché per Bari e i baresi rappresenta un momento di grande coesione nel giorno dedicato a san Nicola». DOrazio aggiunge: «Così come la cultura tiene insieme i fondamenti della convivenza civile, anche la devozione al santo di Oriente e Occidente è da sempre motivo di incontro e condivisione tra le genti. Sarebbe irragionevole lasciare che un teatro ricostruito e pronto in tutte le sue parti restasse chiuso e negato ai baresi anche un solo giorno oltre la data del 6 dicembre. Riteniamo che sia dunque giunto il momento di mettere da parte tutte le divisioni. La ferita lasciata dal tragico rogo del teatro deve essere rimossa. Ma per far questo serve un atto di responsabilità collettiva da parte di tutte le parti in causa». E stata avviata una raccolta di firme per una grande mobilitazione popolare. Sarà possibile aderire per e-mail - comitato6dicembrelibero.it o francescodorazioalice.it - o in uno degli spazi che il comitato sin dora aprirà in ciascun quartiere. Dorazio conclude: «Chiediamo al ministro Sandro Bondi di confermare il suo impegno per la rimozione di tutte le possibili cause di impedimento al ritorno senza più ritardi del teatro». Il bilancio Raggiunge quota 5mila firme liniziativa organizzata dai lavoratori della fondazione lirico-sinfonica che aderiscono alla Cgil per la riapertura del Petruzzelli sabato 6 dicembre. Un tavolo per registrare le adesioni dei cittadini che volessero esprimerla, continua ad essere sistemato davanti a Palazzo di città in corso Vittorio Emanuale. Là dove martedì della prossima settimana si raduneranno tutti i delegati sindacali della Slc Cgil: quelli di Poste, Telecom, Tim, Wind, Vodafone, Fastweb e Call center, Industria grafica, Poligrafici, Rai e Tv private. Spiega il segretario dellorganizzazione sindacale Tonino Fuiano: «Definiremo le procedure per linizio della raccolta delle firme direttamente allinterno dei rispettivi posti di lavoro». Alla fine i risultati di questo che assomiglia ad un vero e proprio referendum saranno inviati al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.