Lassessore Ronchi: "Vendere il Manzoni non è un provvedimento risolutivo" "La città deve sapere che se non ci sarà la riforma il debito tornerà ad accumularsi" -------------------------------------------------------------------------------- Alberto Ronchi, assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna, potrebbe rivendicare daverlo detto già due anni or sono, che «senza una seria riforma, le fondazioni non possono sopravvivere», uscendone contestatissimo. Oggi è affermazione comune. Ma la Regione è ancora in una situazione scomoda: la decurtazione dei finanziamenti ministeriali alle fondazioni liriche, che ha messo in ginocchio il nostro Comunale, colpisce meno sanguinosamente quei teatri, come Cagliari, Trieste, Palermo, che ricevono cospicui contributi dai rispettivi governatori. E Bologna, come ricordava il sovrintendente Marco Tutino, non è tra essi. Assessore Ronchi, come risponde a questa osservazione? «Non è giusto dire che la Regione se ne chiama fuori, perché non è così: il contributo regionale di 1,550 milioni corrisponde al 33 per cento dei costi produttivi del Comunale. E non è nemmeno giusto chiedere che la Regione si faccia carico del disavanzo: se anche deviassimo sul Teatro Comunale il nostro intero budget di finanziamento per lo spettacolo, non risolveremmo il problema della Fondazione e viceversa cancelleremmo tutti gli altri teatri, le rassegne, i festival, le compagnie di prosa dellEmilia-Romagna. E, dal mio punto di vista, una Regione che per integrare il contributo dello Stato al Comunale, azzerasse la Societas Raffaello Sanzio creerebbe un problema grave anche per lo Stato». Secondo il ministro Bondi, la Regione se ne dovrebbe far carico. «Dal momento che le risorse sono poche, e non infinite, bisognerebbe capire chi fa cosa, secondo regole condivise. Innanzi tutto: se Comuni e Regioni devono farsi carico delle Fondazioni liriche, forse sarebbe opportuno che ai vertici tra ministro, sovrintendenti e sindaci fossero invitate anche le Regioni». Ma la sua opinione qual è? «Io ritengo che tocchi allo Stato sostenere la lirica: il comparto delle fondazioni dopera potrebbe essere stralciato dal Fus, e quel che ne rimane - teatro, danza, musica e cinema - ceduto alle regioni e agli enti locali». La Regione è socio fondatore del Comunale. Qual è la situazione? «Il Comunale non è meglio né peggio di altri teatri. Il Ministero ha commissariato Firenze, Napoli, Genova... Bologna ha saputo creare forti elementi di innovazione, come la Scuola dellOpera. Di nuovo è accaduto che il debito pregresso si è fatto pesante e coincide con una crisi acuta del credito bancario». Per ripianare quel debito la Fondazione non esclude di alienare il teatro Manzoni. Lassessore Gugliemi lo giudica legittimo. E lei? «È sempre spiacevole vendere dei beni pubblici, ma capisco lemergenza che ispira un simile provvedimento. Ritengo anche che non sarebbe risolutivo. E che la città debba sapere che se non ci sarà una riforma, dopo aver venduto il Manzoni, il debito tornerà ad accumularsi». Anche lei è tra coloro che quando dicono "riforma" pensano che si debba rinunciare alla stabilità delle masse artistiche? «No. Il problema non sono le masse artistiche. Io mi chiedo: una fondazione lirica, con le sue masse artistiche su cui investono così tanto lo Stato, la Regione e gli Enti Locali, che ruolo deve svolgere nei confronti dei teatri di tradizione delle altre città? E perché il Fondo Unico dello Spettacolo oltre alle fondazioni liriche finanzia anche le produzioni dopera dei teatri di tradizione?»