Di Cagno Abbrescia: "È una favola che qualcuno stia remando contro". Il presidente dellente convocato da Bondi Il Pdl: "Ecco tutti gli ostacoli alla riapertura" "Manca una legge di garanzia e tre controlli tecnici che non possono essere ignorati" Di Cagno Abbrescia parla con accanto Antonio Distaso e Tommaso Attanasio, segretari regionale e provinciale di Forza Italia e An. Prima di elencare quelle che, a suo giudizio, sono i nodi ancora irrisolti, precisa la posizione della coalizione di centrodestra e sua personale. «Basta con la favola che non vogliamo che il Teatro Petruzzelli riapra - attacca - È da imbecilli pensare che ci sia anche un solo cittadino, non soltanto barese, ma italiano, che non voglia riaprire il Petruzzelli». Il problema, sottolinea, è che la data del 6 dicembre non è mai stata indicata dal ministero dei Beni culturali, «ma soltanto dal sindaco Emiliano in occasione della presentazione del cronoprogramma dei lavori: siccome il cantiere avrebbe chiuso nella seconda metà di novembre, pensò bene di annunciare la data del 6 dicembre, dimenticando per inesperienza che una cosa è la fine dei lavori, unaltra lopera collaudata e funzionante». Secondo il deputato del Pdl, prima di inaugurare la stagione, il commissario straordinario, Angelo Balducci, dovrà consegnare il Teatro alla sovrintendenza regionale. A suo giudizio, non sarà un passaggio meramente formale, visto che dovrà essere redatto il rendiconto di tutte le opere, comprese quelle non previste nel progetto originario e che hanno fatto salire i costi di 13 milioni di euro. «Oltre che di una forzatura - avverte Di Cagno Abbrescia - si è trattato di un illecito: la legge sugli appalti pubblici vieta di proseguire i lavori quando di verifichino aumenti di costi non coperti. Sarà quindi necessario sanare questo illecito». Non solo. Il candidato sindaco del centrodestra ritiene che la fondazione lirico-sinfonica non abbia più alcun titolo per pretendere la consegna del Teatro Petruzzelli. «Il collegamento fra ente lirico e Teatro, previsto dalla legge 310 del 2003 - spiega - è stato abrogato dalla legge di esproprio. Quindi, va ripristinato». E ancora: prima di restituire limmobile ai proprietari, sarà necessario appurare la qualità, la quantità e lefficienza dei lavori; verificare se tali lavori siano conformi al protocollo dintesa del 2002 e se la famiglia decide di accettare i lavori così come eseguiti. Poi, ci sarà bisogno del certificato di prevenzione incendi e del certificato di collaudo da parte della commissione di vigilanza, che renda il teatro funzionante. Infine, sarà necessario un atto formale fra ministero e proprietari che valga come liberatoria per i maggiori costi dei lavori». Secondo Di Cagno Abbrescia, la situazione è così ingarbugliata, che sarà necessaria una legge di sanatoria. «È falso che ci vorranno anni per approvarla ma bisognerà farla per risolvere tutte quelle questioni che lesproprio, non voluto da noi, ha incredibilmente creato». In questa situazione, conclude, «soltanto una persona continua a ignorare i problemi e a vedere soltanto la data del 6 dicembre perché vuole farne uno strumento della campagna elettorale e comportarsi come il proprietario del teatro». (raffaele lorusso)