VENEZIA. Irricevibile e inammissibile. Il Tar respinge i ricorsi presentati dal Comune e dalle associazioni ambientaliste contro il cantiere per i cassoni del Mose a Santa Maria del Mare. E giudica «irricevibile» anche la richiesta di risarcimento presentata dal Comune per i danni al territorio. Una sentenza di poche pagine, firmata dal presidente del Tar del Veneto Bruno Amoroso e dai consiglieri Italo Franco e Alessandra Farina. «Ricorso tardivo», lo definiscono i giudici amministrativi, perché il Comune era sicuramente a conoscenza delle motivazioni del via libera dato dalla Regione (commissione Via e commissione di Salvaguardia) nei primi mesi del 2005. Quanto al villaggio per 400 operai, approvato contro il parere del Comune, il Tar argomenta che si tratta di atti «endoprocedurali», perché l'autorizzazione definitiva non è ancora stata data. Dunque, irricevibile. La motivazione è che il villaggio degli operai e il grande cantiere sulla spiaggia per costruire i cassoni sono secondo il Tar «strumentali alla realizzazione del Mose». «Si tratta di un progetto già da tempo definito anche in sede giurisdizionale. L'eventuale accoglimento dei ricorsi e dell'autorizzazione paesaggistica impugnata e dei cantieri», scrivono i giudici, «non può rimettere in discussione il procedimento relativo al Mose da tempo ormai definito e consolidato». E la «pretesa autonomia dei cantieri dal progetto Mose non può considerarsi tale». Dunque, non se parla. Soddisfatti ovviamente i legali del Consorzio Alfredo Biagini e della Regione Alfredo Bianchini. Gli avvocati del Comune (Giulio Gidoni, Federico Sorrentino e Nicolò Paoletti) e del Wwf (Alfiero Farinea e Angelo Pozzan) hanno annunciato ricorso al Consiglio di Stato.