VENEZIA. «Le grandi opere ingegneristiche e il loro inserimento ambientale sono due aspetti inscindibili. E' un lavoro che va fatto prima e non dopo i lavori con quelle che oggi si chiamano mitigazioni e risarcimenti. E' come dire che prima si fa il peccato e poi ci si confessa». Il professor Carlo Magnani, rettore dell'Istituto Universitario di architettura, lancia il sasso nello stagno. «Inutile», dice, «far finta che le opere non esistano quando i lavori sono in corso. C'è una fase in cui ci si oppone, un'altra in cui si cerca di migliorare il prodotto. In questo caso meglio provare a migliorarle, visto che poi resteranno per sempre nel nostro territorio». Il riferimento è al Mose, per cui i lavori preliminari sono quasi conclusi. Stamani nell'aula Magna dell'Iuav si apre una due giorni di convegno internazionale sui «Paesaggi del nuovo millennio: Venezia e le idee per un parco della laguna». E il rettore introdurrà il tema. Come fare in modo che le grandi opere non siano soltanto «sfascio del territorio»? «Si potrebbe cominciare dalle piccole cose, attacca Magnani. Ad esempio, sui tre ettari della diga di San Nicolò non c'è nemmeno un servizio pubblico. L'isola artificiale davanti al bacàn (13 ettari di cui nove emersi) ospiterà edifici di controllo, palazzine e spalle del Mose. Ma una parte resterà libera. Perché non pensarci alberi, un ristorante o un approdo attrezzato? Un progetto di «abbellimento» dell'isola del Mose era stato avviato qualche anno fa da Iuav, consegnato lo scorso anno. «Ma non sappiamo più nulla», dice Magnani. La proposta è che sia il Comune a chiamare tutti intorno a un tavolo per cercare di «salvare il salvabile» del territorio compromesso dai lavori. «Un atto doveroso», spiega il rettore, «perché altrimenti non si controlla più niente». E le opere ingegneristiche, avverte il professore, faranno comunque il loro corso. Il problema è che la cultura paesaggistica in Italia muove solo ora i primi passi. Quando si parla di infrastrutture si pensa soltanto dopo all'impatto che daranno sull'ambiente. Non fa eccezione nemmeno l'ambiente più delicato del mondo, la laguna. Dove le modificazioni del Mose già si vedono, come i suoi effetti sulle correnti e l'ecosistema. La dimostrazione che il Paesaggio è visto come un aspetto secondario è che ad esempio all'Iuav non ci sono insegnamenti sulla materia. «Gli esperti li abbiamo chiamati da fuori, anche noi dobbiamo imparare», dice Magnani. Ecco allora il convegno che si apre oggi, a cui parteciperanno tra gli altri l'americano James Corner (sui progetti per l'ambiente in Pennsylvania), il catalano Manuel Ruisanchez (Barcellona), il francese Francois Xavier Mousquet (Lille), il portoghese Joao Nunes (Lisbona). Occasione, il concorso bandito dalla rivista 2G di Barcellona sui progetti di paesaggio, il primo già realizzato dagli studenti per Sacca San Mattia a Murano.