NURAMINIS. Il Tar assesta la mazzata finale a Monti Su Cruccuri: l'attività di cava ha riavuto via libera. Sarà così completato lo scempio paesaggistico iniziato a maggio e interrotto dalla sollevazione popolare della frazione di Villagreca, che aveva obbligato la Regione (assessorato Ambiente) a emettere un decreto sospensivo per la cava di Bia Segariu, dove una ditta di Iglesias (autorizzata dalla stessa Regione, assessorato Industria) sta sbancando una collina. I giudici amministrativi hanno dato ragione alla ditta iglesiente "Fratelli Locci", che si era opposta al sequestro della cava da parte del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, provvedimento comunque scattato quando già la collina di roccia arenaria di Monti Su Cruccuri era stata per metà sventrata per ricavarne argilla da utilizzare nella bonifica di alcune aree degradate della zona industriale di Macchiareddu. L'attività di cava era (ed è) fornita di tutte le autorizzazioni prescritte, rilasciate diversi anni fa all'impresa "Vincenzo Foddi" di Nuraminis e passate poi alla subentrante "Fratelli Locci", che adesso hanno fatto valere davanti ai giudici del Tar le loro ragioni e il diritto a continuare lo sbancamento della collina di Bia Segariu, area tra l'altro considerata di grande interesse archeologico per la presenza di tombe bizantine e tre testimonianze protonuragiche. Una ferita mortale sotto l'aspetto paesaggistico, impossibile da sanare nonostane esistano i buoni propositi di risanamento ambientalistico da parte della ditta Locci, diventata il "braccio armato" autorizzato delle scellerate decisioni prese in ben altre sedi. All'impresa iglesiente non può essere rivolto alcun addebito specifico, sta solo facendo il suo lavoro. Ben altra considerazione, invece, merita chi quei lavori ha autorizzato e consentito che andassero avanti nonostante fin da subito sia stato evidente agli occhi di tutti che a Bia Segariu si stava compiendo uno scempio paesaggistico di inaudite proporzioni. Tutti vedevano, però tacevano o, come il Comune di Nuraminis, ha mosso i passi di ordinaria burocrazia che gli competevano, senza però alzare la voce come invece imponeva la gravità di quanto stava accadendo a Monti Su Cruccuri. Per il resto silenzio assoluto, comprese le associazioni ecologiste che solitamente sono abbastanza solerti nella difesa del patrimonio paesaggisto e dell'ambiente. Sconcertanti rimangono le autorizzazioni all'abbattimento della collina che ancora per metà, sventrata e decapitata, svetta in località Bia Segariu, davanti agli occhi increduli degli automobilisti in transito sulla frontale "Carlo Felice". Una sola domanda: all'assessorato regionale all'Industria (Corpo delle miniere) sapevano cosa stavano facendo quando hanno dato le autorizzazioni per abbattere Monti Su Cruccuri?