Celebre e controverso, il "Papiro di Artemidoro" è tornato alla ribalta con la pubblicazione dell'edizione critica, a cura di Claudio Gallazzi, Bàrbel Kramer e Salvatore Settis (Led Edizioni, pagg. 630, euro 480), e con l'esposizione a Berlino e a Monaco di Baviera. Reso noto agli studiosi nel 1998 sull'autorevole rivista Archiv fur Papyrusforschung, esso fu presentato al grande pubblico nella mostra "Le tre vite del Papiro di Artemidoro. Voci, sguardi, dall'Egitto greco-romano", a Torino nel 2006. Singolare e avvincente la storia del documento secondo l'ipotesi dei curatori della mostra torinese. Tutto avrebbe avuto inizio in un atelier di Alessandria d'Egitto poco dopo la metà del I secolo a.C: un pittore-cartografo disegna una mappa in posizione errata su un papiro rendendo, così, inservibile quella che avrebbe dovuto essere un'edizione di lusso e illustrata di un testo geografico. Dopo l'incidente", il rotolo viene accantonato per un eventuale altro utilizzo. Ma ben presto, ecco l'inizio della sua "seconda vita": sul verso vengono, infatti, disegnati animali, reali e fantastici, con l'indicazione dei nomi in lingua greca, forse usati come campionario per i clienti nella scelta di soggetti di mosaici e di dipinti. Al recto, che conservava degli spazi liberi, viene riportata, nel I secolo d.C, una serie di schizzi di volti e di arti umani, esercitazioni grafiche di giovani apprendisti pittori. Poi, fra il I e il II secolo d.C, il rotolo sarebbe stato riutilizzato per il cartonnage di una mummia, cioè l'impasto colorato di papiri, gesso e colla, usato come sarcofago in luogo del legno molto più costoso: è la "terza vita" del prezioso scritto, che rimane nascosto fino all'inizio del '900 quando entra nella collezione di antichità dell'egiziano Khashaba Pasha. Nel 1971 la maschera di cartapesta viene portata in Europa e soltanto allora ci si accorge di scritte in greco che affiorano tra le abrasioni del colore. Estratti i pezzi di papiro, si ricostruisce, tra l'altro, un manufatto lungo m. 2,55 circa per un'altezza di cm. 32,5, che conterrebbe la più ampia porzione ad oggi conosciuta del testo (perduto) dei Geographoumena di Artemidoro di Efeso (II-I secolo a.C), opera nota soltanto attraverso brevissime citazioni di autori più tardi. Nel testo, dopo un enfatico proemio in cui la geografia è paragonata alla filosofia, fra la terza e la quarta colonna trova spazio una mappa, che rappresenterebbe una parte della Spagna, con la raffigurazione "a volo di uccello" di fiumi, strade, costruzioni, e con una serie di "vignette" ad indicare riferimenti topografici. Serop Simoniau, mercante d'arte di Amburgo e ultimo proprietario del Papiro, dopo averlo proposto, senza successo, al re di Spagna, al British Museum, al Louvre e al Getty Museum, nel 2004 riesce a venderlo alla Fondazione per l'Arte della Compagnia di San Paolo per ben 2 milioni e 750 mila euro. Così, il rotolo è presentato come la gemma più fulgida della mostra di Torino, curata da Claudio Gallazzi e Salvatore Settis. Passano pochissimi mesi e scoppia la "bomba" : Luciano Canfora, docente di Filologia greca e latina all'Università di Bari, indica il Papiro come un clamoroso falso, ipotizzando anche che ne sia stato autore Costantino Simonidis, geniale falsario greco del XIX secolo. Canfora ha ora raccolto le proprie argomentazioni nel volume II Papiro di Artemidoro (Laterza, pagg. 522, euro 28). Ha ripreso, così, vigore la que-relle con Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa, strenuo sostenitore dell'autenticità del Papiro sulla base soprattutto dell'esame paleografico e dei risultati di analisi chimico-fisiche. Il metodo del C14, infatti, data il documento fra il 40 a.C. e il 130 d.C, e l'esame degli inchiostri conferma una composizione vegetale e priva dei sali metallici in uso nell'800. Ma qui hanno buon gioco le obiezioni di Canfora: il C14 non può indicare il momento della scrittura del Papiro ma solo quello in cui è stato tagliato e preparato; per l'inchiostro, le analisi rivelano la composizione e non l'età. Per confutare la tesi del falso, Settis sostiene che a Costantino Simonidis, morto nel 1890, non potevano essere noti né la città di Ipsa, menzionata nel Papiro e conosciuta solo per alcune monete venute alla luce nel 1986, né il sistema di rappresentare le migliaia mediante la lettera "sampi" dell'alfabeto cario con un'unità sovrapposta come esponente, che si registra per la prima volta nel Papiro di Elefantina pubblicato nel 1907. Puntuale la replica di Canfora: nelle monete compare il nome Ipses e non Ipsa (sono due città diverse); Simonidis scrisse un volume sull'alfabeto cario e addirittura fabbricò un falso testo di Aristotele in caratteri carii.
BENI CULTURALI - Nella "guerra" del Papiro nessuno vuole arrendersi
Il "Papiro di Artemidoro" è un documento antico che è tornato alla ribalta con la pubblicazione di un'edizione critica e con l'esposizione a Berlino e a Monaco di Baviera. Il papiro è stato scoperto nel 1998 e presentato al grande pubblico nella mostra "Le tre vite del Papiro di Artemidoro" a Torino nel 2006. La storia del papiro è avvincente e include la sua "seconda vita" come cartonnage di una mummia e la sua "terza vita" quando è stato scoperto e restaurato. Il papiro contiene una mappa della Spagna e una serie di vignette che indicano riferimenti topografici.
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