Assolto in primo grado, condannato in appello, «prescritto» in Cassazione. Così si è chiuso, per il sindaco di Firenze Leonardo Domenici, il processo per il taglio di quattro alberi alla Fortezza, nel quale era accusato di danneggiamento di beni sottoposti a tutela. Non è la conclusione che il sindaco auspicava. Dopo la condanna in appello, il 29 ottobre 2007, dichiarò: «E una sentenza fuori dal mondo reale. Ricorrerò in Cassazione rifiutando la prescrizione». In udienza il procuratore generale gli ha dato ragione, chiedendo laccoglimento del ricorso dellavvocato Pier Matteo Lucibello. La Cassazione, però, è stata di diverso parere. Ha annullato la sentenza senza rinvio, ma per prescrizione del reato. I quattro alberi, più uno malato, furono abbattuti il 23 maggio 2003 per consentire la sosta dei Tir per gli allestimenti di Pitti Immagine. Gli alberi facevano parte del parco sottoposto a tutela che circonda la Fortezza. Il soprintendente Domenico Valentino aveva negato lautorizzazione al taglio. Il sindaco decise comunque di ordinarlo. Cera il rischio, altrimenti, che saltasse Pitti. Il procuratore Ubaldo Nannucci contestò a Domenici e a quattro funzionari comunali di aver danneggiato il complesso monumentale. Il 24 ottobre 2005 il giudice Pietro Lamberti assolse tutti quanti. Pur esprimendo un giudizio severo sulla condotta del sindaco e dei funzionari, ritenne che il taglio dei cinque alberi non avesse prodotto alcun danno al monumento. Il 29 ottobre 2007 la corte dappello ribaltò il verdetto, ma solo per il sindaco. Gli altri, secondo i giudici di secondo grado, avevano eseguito un ordine superiore e non avrebbero potuto esimersi. Il sindaco si indignò per la condanna. La Cassazione, però, non gli ha dato la risposta nella quale sperava.