Il comitato «Per l'amata Verona» si rivolge al presidente della Repubblica: «Vendita non necessaria» «Solo il suo intervento può salvaguardare la funzione pubblica». Firmano anche la Levi Montalcini e Picco Il comitato «Per l'amata Verona», fondato per contrastare la vendita di palazzo Forti e palazzo Pompei, aggiunge adesioni prestigiose alla sua campagna e ieri ha inviato una petizione al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per metterlo al corrente delle intenzioni dell'amministrazione e chiedere un suo intervento per salvaguardare la funzione pubblica dei due storici edifici. L'ultima adesione di un personaggio celebre al comitato è quella del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, un nome che si aggiunge alle 8.000 firme già raccolte fra le quali spiccano quelle di Giandomenico Picco, già vicesegretario generale dell'Onu, Lionello Puppi, Ettore Mo, Giuseppe Cerami, Vittorio Sgarbi, Beppe Grillo, Francesco Saverio Borrelli, Marzio Breda, Danilo Mainardi, Angela Terzani Staude, Claudio Rossetti, direttore Fondazione Monte Verità di Ascona, Letizia Moizzi (giornalista nonché nipote e presidente della Fondazione Indro Montanelli), Fabio Morabito, Salvatore Settis, Barbara Alighiero, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Pechino, nonché della storica Carla Forti, discendente di Achille Forti, lo studioso e benefattore che alla sua morte, nel 1937, lasciò il palazzo di famiglia al Comune con il vincolo testamentario che ne facesse una Galleria d'Arte moderna. La petizione a Napolitano ricorda che «purtroppo l'attuale amministrazione, per mere necessità economiche (pur possedendo un patrimonio immobiliare molto vasto e alternativo), ha deciso di vendere alcuni palazzi di grandissimo valore architettonico fra cui palazzo Forti del secolo XVIII, dell'architetto Ignazio Pellegrini, al cui interno è stata collocata la Galleria di Arte moderna della città, e palazzo Pompei del secolo XVI di Michele Sanmicheli, sede di uno dei musei di Scienze naturali più importanti d'Europa per le sue numerose e preziose collezioni. Entrambi i palazzi sono vincolati da un legato testamentario dei rispettivi donatori: lo studioso e algologo Achille Forti e il conte Alessandro Pompei che li hanno donati alla città a condizione che rimanessero a tempo indeterminato l'uno come sede della Galleria d'arte moderna di Verona e l'altro come sede di una istituzione pubblica e culturale». Il testo precisa che «l'attuale amministrazione non ha ritenuto doveroso rispettare tali vincoli e ha già provveduto a fare approvare il cambio di destinazione d'uso da "pubblica" a "privata" per consentire la vendita di tali palazzi ai privati ottenendo in tal modo un introito molto superiore». Il presidente del comitato, Augusto Forti, e i vicepresidente Giorgio Forti e Giambattista Ruffo si rivolgono al presidente Napolitano «convinti che solo un suo autorevole intervento possa dare una svolta definitiva ottenendo una soluzione che rispetti la volontà testamentaria di due probi cittadini e la salvaguardia della funzione "pubblica"e sociale dei due prestigiosi palazzi che da sempre hanno ospitato attività museali di primissimo piano». La petizione al presidente della Repubblica si conclude con l'informazione che il comitato ga raccolto in 20 giorni oltre ottomila firme di adesione contro la vendita dei palazzi.