MARINA DI MASSA. L'autunno è arrivato e spiaggia e ombrelloni sono solo un ricordo. Eppure c'è chi, proprio a stagione turistica conclusa, torna a parlare di mare e di salvaguardia dell'arenile. Gli ambientalisti massesi sono passati alle vie di fatto: chiedono alle istituzioni che sia imposto il vincolo paesaggistico su alcune zone del nostro litorale, da Partaccia a Poveromo. Il che significa obbligo di autorizzazione da parte della Regione e del ministero per ogni intervento che modifichi l'aspetto naturale dell'ambiente. A Ronchi in particolare la zona interessata è compresa tra il bagno Associazione Poveromo e la Spiaggia Europea. La richiesta di vincolo paesaggistico sarà inviata non solo alla Provincia e al Comune, ma finirà anche sul tavolo dell'assessore regionale all'ambiente Marco Betti e su quello del ministro Prestigiacomo. A sottoscrivere il documento sono stati Legambiente, Italia Nostra, il Wwf e la Società degli amici di Ronchi e Poveromo. Proprio Ronchi e Poveromo, infatti, sono le zone più a rischio secondo gli ambientalisti, l'ecosistema di quelle aree sarebbe in pericolo. Nel mirino stabilimenti balneari e costruzioni che avrebbero cancellato, in molti tratti di arenile, la vegetazione originaria e le caratteristiche dune di sabbia. I sottoscrittori della richiesta vogliono fare il possibile per preservare quello che è rimasto della macchia mediterranea. Eppure un vincolo paesaggistico per il litorale già esiste e riguarda tutti i territori costieri, per 300 metri dalla linea della battigia verso monte, ma secondo gli ambientalisti, dalle nostre parti quel vincolo non è mai stato rispettato. «Il Comune - si legge nel documento - ha improvvidamente concesso a privati di occupare quella fascia di litorale (il riferimento è alla zona di Ronchi Poveromo, ndr) con stabilimenti balneari che hanno cancellato la vegetazione originaria, spianando le dune, impiantando improbabili praticelli all'inglese e ampi parcheggi». Anche Bruno Borghini, consigliere comunale dei Verdi, ribadisce il concetto: "le regole ci sono, ma gli interventi sul litorale sono stati fatti in maniera troppo libera, per lo meno negli ultimi anni». In realtà tutto parte addirittura nel 1977, quando il tornado sradicò migliaia di alberi e cancellò buona parte delle strutture esistenti lungomare. Da allora, le associazioni ambientaliste ne sono convinte, «lo straordinario ecosistema costituito da una sequenza di dune sabbiose... è stato manomesso e alterato». E tutto ciò avrebbe causato anche la scomparsa del bosco litoraneo. In effetti oggi di quelle dune rimangono solo alcune tracce. Un'area di macchia mediterranea sopravvive all'interno del Bagno Irene. Lo stabilimento la scorsa estate è passato nelle mani di due imprenditori russi. Nei prossimi giorni la proprietà dovrebbe presentare un progetto per la ristrutturazione dello stabilimento e gli ambientalisti sono già in allarme. Temono che siano costruite piscine, campi da beach volley e che la vegetazione scompaia per sempre. «Non siamo assolutamente contrari all'espansione di quello stabilimento - garantisce Bruno Borghini - a preoccuparci sono le modalità, il modo in cui verrà condotta la ristrutturazione». Eppure la proprietà assicura che il progetto punterà proprio sulla valorizzazione del patrimonio ambientale. Chi ha sottoscritto la richiesta di vincolo paesaggistico non ha dubbi: tutelare l'arenile significa salvaguardare l'ambiente, ma anche dare nuovo impulso al turismo.