Troppi assunti costo dei lavoro soffocante. Alla fine sarà il governo a decidere quale sarà il futuro del Centro per la Conservazione e Restauro della Venaria reale. Ieri mattina, infatti, il consiglio damministrazione ha predisposto il bilancio consuntivo del 2008 che si dovrebbe chiudere con un passivo di circa 700 mila euro. Il documento finanziario dovrà essere approvato dallAssemblea dei soci, in programma fra un paio di settimane, e in quella sede saranno prese le misure idonee per evitare la liquidazione della Fondazione. Resta da capire che cosa farà anche il presidente del Centro, Carlo Callieri, che è nominato dallo Stato e che di fatto è il padre del progetto. Già, fino allultimo Callieri era convinto di poter chiudere il bilancio 2008 in pareggio o con una perdita contenuta. Del resto cera unintesa non scritta con la Regione e la Compagnia di San Paolo per un intervento straordinario nel caso di uneventuale situazione finanziaria negativa legata ad un progetto alle fasi iniziali. La Regione ha fatto la sua parte allinterno del progetto più ampio legato alla Venaria Reale. E così lassessore allUniversità, Andrea Bairati, ha messo a disposizione 500 mila euro per i corsi universitari anche se non sono mancati i rilievi per un piano di sviluppo dei laboratori che non ha tenuto conto dei fondi effettivi a disposizione. I nuovi vertici della Fondazione bancaria, invece, hanno deciso di non procedere allassegnazione del contributo straordinario visto che la natura del deficit è strutturale perché legata a costi fissi (personale soprattutto e strutture) che non possono essere equilibrati dalle entrate del centro. Tutto ruota intorno ai laboratori del restauro e conservazione e alla scelta di assumere a tempo indeterminato 35 persone. Altre 25 hanno contratti a tempo determinato o di collaborazione. Personale e strutture costano più o meno 1,3 milioni. Costi insostenibili non tanto nel 2008 quanto in un futuro prossimo, visto che da soli assorbono buona parte del finanziamento ordinario dei soci fondatori che nei prossimi anni dovranno affrontare unevidente stretta economica. Il progetto di Callieri puntava a trasformare il Centro in un grande polo dove le attività pratiche di restauro si affiancavano alle attività didattiche. Da qui la scelta di potenziare la squadra di restauratori. Una parte delle entrate sarebbe arrivata da commessecerte in arrivo da enti locali e dalle stesse fondazioni bancarie. La modifica delle norme che regolano lassegnazione in house, cioè senza gara, solo ad enti e consorzi pubblici costringerà il Centro a sottoporsi alla concorrenza del mercato. Ecco perché il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, impegnato in unoperazione di razionalizzazione dei costi ha prima cancellato lautonomia della Fondazione dellArte, presieduta proprio da Callieri, e poi ha chiuso i rubinetti delle erogazioni straordinarie. La Compagnia, insomma, conta di mantenere il suo impegno nel campo dellalta formazione universitaria. Che succederà adesso? Regione (la vicenda la segue lassessore alla Cultura Gianni Oliva) e Compagnia di San Paolo sembrano orientate a non lasciar fallire il centro del restauro ma puntano sicuramente a ridefinire la sua «mission» magari scorporando le due attività, quella del restauro e quella della formazione. La prima potrebbe venire inglobata allinterno del consorzio della Venata Reale, soggetto pubblico con la possibilità di assegnare lavori in house, mentre la seconda potrebbe entrare nel circuito universitario con il sostegno della fondazione bancaria.