LA REPUBBLICA, 30 OTTOBRE 2008 - Napoli La vicenda del San Carlo. La città diventa sempre più acquiescente, assuefatta, rassegnata. Riflette il conformismo e linerzia della maggior parte della cosiddetta intellighenzia locale, che almeno lanno scorso dava ancora segni di vita. Infatti furono in molti a reagire con fermezza e a contestare lallora aspirante ministro Brunetta, che aveva dichiarato (Repubblica 7-9-2007) dopo il commissariamento del San Carlo: «Se io fossi il ministro, il San Carlo lo chiuderei», «perché devo finanziare il San Carlo e non lavanspettacolo, le sceneggiate, le discoteche?». Erano le prime avvisaglie del ministro, oggi imperversante, che Francesco Merlo argutamente ha definito (Repubblica 28 corrente) il "fantuttone". Di recente egli è tornato alla carica. Non risparmia retroattivamente nemmeno i colleghi di governo (il ministro per i Beni culturali, Bondi); infatti attacca il commissario di governo sancarliano che avrebbe messo in scena per linaugurazione 2007 un "Parsifal" eccessivamente dispendioso. E le sue saette sembrano cogliere il segno: il Fus, il Fondo unico per lo spettacolo a disposizione degli enti lirici, ha subìto un taglio di 4 milioni. Per di più lo stesso Bondi ha preannunciato che intende modificare la legge sulle fondazioni liriche: intende riconoscere uno status premiale di alto interesse culturale solo alla Scala e alla romana Santa Cecilia. E il San Carlo? A Napoli tutti tacciono. Eppure è in gioco il destino di una istituzione culturale di grande tradizione e di straordinario prestigio internazionale. Del resto anche sulla vicenda della "ristrutturazione" in corso nel teatro, grazie a un finanziamento di ben 50 milioni della Regione Campania, vi è stato un assordante silenzio fino al 28 ottobre, quando il commissario governativo ha aperto il cantiere per la visita del governatore Bassolino. Repubblica ha opportunamente dedicato un servizio allevento ("Ecco il San Carlo del futuro", 28 ottobre). Il titolo è appropriato perché è proprio sul futuro del San Carlo che nutriamo forti perplessità, e non solo per gli aspetti economici già ricordati, ma per i lavori in corso, e soprattutto per quelli previsti nella seconda fase dopo la prima riapertura nel prossimo gennaio 2009. Veniamo alla "ristrutturazione": pongo laccento sul termine perché non si può parlare di un restauro conservativo, fatta eccezione per le pregevoli decorazioni plastiche dorate con putti della sala, e per il ripristino del tessuto di rivestimento nel rosso originario; operazioni effettuate sotto la vigilanza delle competenti soprintendenze napoletane. La novità: un nuovo "ridotto" ricavato sotto la platea con un bar e un bookshop, ma il locale, alto solo 3 metri e mezzo, è schiacciato rispetto allampiezza che corrisponde allintera platea. Inoltre il cemento armato è entrato nel San Carlo per realizzare il soffitto del "ridotto". Tutto ciò investe il delicatissimo problema dellacustica del teatro. Lamministrazione si avvale della consulenza della nota società Müller di Monaco, che ha fatto realizzare sotto il pavimento della sala una camera daria di 30 cm. La Müller è la ditta specializzata che si è occupata anche dellacustica dellAuditorium di Roma, sui cui esiti però i pareri sono discordi. Italia Nostra, che da anni segue le vicende del San Carlo, nutre ora serie preoccupazioni per la seconda fase dei lavori (da agosto a dicembre 2009), che prevede la sostituzione dellintera torre scenica del palcoscenico: una straordinaria struttura lignea restaurata (3 o 4 milioni di euro) pochi anni orsono e assoggettata al vincolo monumentale, tanto che dovrà essere "musealizzata", cioè smontata e ricostruita in qualche locale di Palazzo Reale. Sarà sostituita con strutture di metallo, tecnologicamente adeguate per ospitare i moderni allestimenti dei grandi teatri europei, il che consentirà al teatro di entrare nel giro delle coproduzioni. Esigenze indiscutibili, ma non vi erano alternative? Lex soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi aveva un programma diverso. Avrebbe destinato parte dei fondi regionali alla totale ristrutturazione del Politeama destinandolo agli spettacoli che necessitano delle più moderne tecnologie, limitando al restauro conservativo lo storico Teatro San Carlo. Forse e senza forse, il più bello dEuropa con le sue tradizionali e storiche strutture lignee. Italia Nostra rivolge quindi un appello al commissario Nastasi, che è anche un alto dirigente del ministero per i Beni culturali, affinché riesamini il problema del restauro del San Carlo. Lautore è presidente della sezione di Napoli di Italia Nostra