La Compagnia di Sanpaolo non è disposta a ripianare il milione di rosso La fondazione: "Lattività formativa sarà salvaguardata ma servono tagli" E crisi al Centro di restauro di Venaria. Una crisi nellaria da tempo, che avrebbe dovuto portare ieri alle dimissioni del Consiglio di amministrazione, riunito per lapprovazione del bilancio preventivo per il 2009, presenti tra gli altri il presidente Carlo Callieri, Dario Disegni per la Compagnia di San Paolo, Liliana Pittarello per il Ministero per i beni culturali, Alberto Vanelli e Giulia Marcon per la Regione, Guido Curto per il Comune. Dimissioni poi rientrate, perché, esaminati i problemi - si parla di un buco strutturale molto consistente, legato agli enormi costi di gestione e alle ingenti spese per il personale - è prevalsa la decisione prendere una pausa di riflessione e dare mandato al Collegio dei fondatori di trovare una soluzione. Entro un mese i nove soci - Ministero, Regione, Provincia e Comune di Torino, Comune di Venaria, Politecnico, Università, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt - si troveranno dunque per valutare la situazione e, soprattutto, dire che cosa intendono fare. Eppure sono passati solo due anni e mezzo dalla firma dellatto costitutivo del Centro conservazione e restauro dei beni culturali, avvenuta il 21 marzo 2005 con la benedizione del ministro Giuliano Urbani. Doveva divenire il centro, presieduto da Carlo Callieri e situato nelle ex Scuderie alfieriane della reggia - recuperate con un progetto allavanguardia sul piano tecnologico, firmato da Piero Derossi e costato 13 milioni - il terzo polo italiano, dopo il romano Istituto centrale per il restauro e il fiorentino Opificio delle Pietre dure e il punto di riferimento per il nord Italia. Nel 2006 è partito anche, in accordo con lUniversità, il progetto formativo, una laurea quinquennale a numero chiuso. Ma che cosa non ha funzionato in una struttura che doveva rappresentare un fiore allocchiello nella rinascita dellarea, sulla scia del rinnovato splendore della reggia di Venaria, dotato in 8mila metri quadrati di 15 aule didattiche, 8 laboratori, 7 aule studio e 5 gabinetti scientifici? Difficile raccogliere informazioni precise. «Si tratta di un soggetto dai costi molto alti, eccessivi rispetto a quanto doveva essere in origine» dicono dalla Compagnia. Ci lavorano circa sessanta persone, di cui 30 assunte a tempo indeterminato. Ci sarebbero anche problemi nellassegnazione degli appalti. Il Centro è infatti un soggetto misto pubblico privato (a differenza del Consorzio La Venaria, interamente pubblico) e questo crea problemi sia per la partecipazione ai bandi pubblici che per gli affidamenti diretti, stando anche alle nuove normative vigenti in materia. Si tratta in poche parole di una macchina costosissima e per di più poco competitiva sul mercato. Il buco di bilancio insomma cè ma non si sa come ripianarlo. Regione e Compagnia di San Paolo (finora ci pensava la Fondazione per larte, in via di liquidazione) versano come fondi ordinari 500mila euro lanno, la Fondazione Crt partecipa con 250mila. Dalla Compagnia assicurano che per il 2008 si sono già versati sia i fondi dovuti, sia altri 500mila straordinari, ma non si sa se questa erogazione proseguirà per il futuro. E mentre dalla Regione si esprime preoccupazione (contenuta per Alberto Vanelli, che parla di «una necessità di ristrutturazione, con lottica però di un rilancio su basi diverse») ancora dalla Compagnia si conferma che «lattività formativa verrà salvaguardata, mentre per i laboratori, in questo momento il vero problema, bisognerà trovare un equilibrio tra spese e ricavi«. Quale equilibrio non è dato sapere, anche perché le recenti deliberazioni della Compagnia di San Paolo vanno nella direzione di una maggiore selettività dei progetti da finanziare. Né i beni culturali rappresentano in questo momento una scelta prioritaria, fatti salvi gli impegni strutturali presi per esempio per la gestione del Consorzio la Venaria reale, il rilancio del Museo Egizio e lormai prossimo varo del Museo di arte orientale.