Il regista: ricordo lemozione la prima volta che calpestai quel palcoscenico, più moderno di tutti gli altri, mi ricordava il Metropolitan Zeffirelli: Basta con le faide di provincia, Petruzzelli di nuovo grande «Basta con queste faide di provincia. Il Petruzzelli deve riaprire e senza aspettare un solo giorno di più». Il regista Franco Zeffirelli esprime il suo jaccuse contro le polemiche che rischiano di mandare allaria la data di riapertura del teatro, fissata per il 6 dicembre. «Sono stufo di queste liti da mercato, che - denuncia lartista - vanno risolte una volta per tutte: il governo o chi per lui agisca dautorità. Peccato, perché la famiglia potrebbe passare alla storia come quella che ha fatto risorgere il teatro e invece si perde in queste beghe». Soddisfazione, invece, per quanto riguarda il capitolo ricostruzione. «Mi giungono voci, e da occhi ben esperti, che il recupero del teatro sia avvenuto in maniera eccellente. Non vedo lora di poterne varcare la soglia. Il Petruzzelli occupa un posto speciale nel mio cuore: qui ho girato Il giovane Toscanini». Zeffirelli: "Basta liti di provincia lo Stato glielo tolga dautorità" Il regista alla famiglia: sono soldi di tutti gli italiani Minfastidisce questa lite per interessi di ricchi egoisti. Invece potrebbero passare alla storia Non smetterò mai di rimpiangere quei sipari dipinti, il documento prodigioso di unepoca doro ANTONIO DI GIACOMO «Sono felicissimo che il teatro Petruzzelli sia stato ricostruito. E anche molto bene, secondo quello che mi dicono. Anche se, certo, quel che sè perso in quel dannato rogo sè perso». Si colora di nostalgie e rimpianti la voce del regista Franco Zeffirelli, nel suo nome un capitolo di storia dello spettacolo del Novecento. Maestro, cosa le manca di più del Petruzzelli che fu? «Non smetterò di rimpiangere mai quei sipari dipinti, il documento prodigioso di unepoca doro del teatro. Sta di fatto che la ricostruzione, almeno, ha rispettato la bellissima architettura del Politeama, piuttosto originale per lItalia direi». Può spiegarci a quali elementi di unicità si riferisce? «Conservo nitido il ricordo della prima volta che ci misi piede: mi aspettavo un teatro allitaliana e davanti mi ritrovai uno spazio molto più moderno che consentiva una maggiore visibilità del palcoscenico. Ecco, assolti i dovuti distinguo, il Petruzzelli faceva riecheggiare in me la memoria del Metropolitan di New York: il miglior teatro che abbia mai conosciuto». Un termine di paragone abbastanza ingombrante. «Beh, il Petruzzelli mi è particolarmente caro. È lì che ho girato Il giovane Toscanini con Thomas Howell ed Elisabeth Taylor. E poi, a riscaldarmi il cuore, sono giunte le notizie sugli esiti della ricostruzione». Un restauro ben fatto? «Me lo dicono occhi esperti. E Bari, artefice di questa prodigioso recupero, merita un elogio da parte di tutti. Trentanni fa, a Genova e Torino, che dovrebbero, sulla carta almeno, essere città più vicine alla cultura operistica, hanno fatto uno strazio della ricostruzione dei loro teatri. Rallegramenti, dunque, a chi ha riportato il Petruzzelli ai suoi antichi fasti. Sono impaziente di poterci tornare. Ormai è questione di giorni, del resto: so che il 6 dicembre finalmente è stata messa in agenda la data dellinaugurazione». In teoria, dovrebbe riaprire già la sera prima con un concerto di Placido Domingo. «Splendida scelta, per di più ricordo bene che Placido aveva già cantato al Petruzzelli». Eppure il braccio di ferro ripreso dalla famiglia Messeni Nemagna, tornata proprietaria del teatro, rischia di rovinare la festa. «Minfastidiscono molto queste faide di provincia, fanno torto alla città che ne è testimone. Basta con questi egoismi privati, a questa smania di controllo dettata dai soldi. Lo Stato deve fare la voce grossa». Beh, qui la faccenda si complica. Lesproprio è stato buggerato dalla sentenza della Corte costituzionale e il governo temporeggia sostenendo la necessità di un accordo definitivo con la famiglia, prima di pensare alla riapertura. «Una querelle che minfastidisce sempre di più. Una lite determinata dagli interessi di ricchi egoisti. Non è normale quello che mi sta dicendo. Sa cosa penso? La famiglia potrebbe passare alla storia come quella che ha fatto risorgere il teatro, invece di preoccuparsi di far di conto e basta». Così non è. «Guardi possedere un teatro è come essere proprietari di una chiesa: non ci si può speculare sopra. Bisognerebbe strapparglielo dautorità, sorvolando ogni contingenza e coloritura politica». Il governo Prodi caveva provato, proprio attraverso lesproprio. «Si contentino dellimpegno dello Stato e degli enti locali che hanno rimesso in piedi un rudere. Ragioniamo con un po di buon senso: il teatro è stato ricostruito a spese degli italiani e, fino a prova contraria, la famiglia non avrebbe saputo cosa farne di quelle macerie. A questo punto, i Messeni Nemagna si adeguino alla situazione che sè creata». Fosse facile. Ha idea della durata di queste polemiche? «Non sono pugliese, comè noto, ma la vicenda mha stufato. Serve un colpo di fierezza e dignità da parte dei baresi: difendano il Petruzzelli, il loro teatro. Non è possibile che queste beghe da mercatino della frutta e verdura impediscano alla città di tornare nel giro della musica alta». E la politica? «Al bando colori e fazioni, Stato ed enti locali riconoscano che il Petruzzelli è un bene della collettività e del Paese intero. Agiscano dunque durgenza, senza nessun rinvio rispetto alla data del 6 dicembre. Si mantenga fede al progetto e agli impegni presi. Costi quel che costi». Staremo a vedere se qualcuno darà ascolto a questo suo appello, maestro. «Me lo auguro. Perché mi dispiace. Avevo salutato questa ricostruzione con un senso di sollievo, visto che la malasorte di questo bellissimo teatro mi addolorava. I decisori nazionali e locali non restino a guardare: non si rimandi oltre, per favore. E soprattutto i baresi, mi raccomando: difendano a denti stretti il Petruzzelli. Appartiene a loro, alla storia della città e della cultura musicale italiana ed europea».