Ischia. Lotta aperta, senza soluzione di continuità, ai costruttori fuorilegge nell'isola verde e a Procida. Undici persone sono state denunciate e dieci immobili sequestrati, per un totale di 2.600 metri quadrati di copertura, valore di mercato stimato in sei milioni, al termine dell'ultima operazione antiabusivismo portata a termine dai carabinieri nelle due isole flegree. Il blitz, organizzato dal comando provinciale dell'Arma, è stato coordinato dal capitano Andrea Zapparoli, responsabile della compagnia ischitana. I militari, per setacciare il territorio a caccia di cantieri senza regole si sono anche avvalsi del personale specializzato del settimo nucleo elicotteri di Pontecagnano, a conferma di un'azione minuziosa. Il fatto, però, che stanno continuando a fioccare i sequestri e le denunce conferma che il fenomeno del mattone selvaggio è tutt'altro che fermo, in particolare a Ischia, dove la sottrazione di paesaggio da parte degli speculatori va di pari passo con quanti provano a costruire un'abitazione per necessità. Si tratta di un segnale paradossale, che va in rotta di collisione con il nuovo corso impresso dalla magistratura per la quale già il condono 2003 non si applica in zona vincolata come Ischia. Orientati chiaramente ad adottare la mano pesante, disponendo di mezzi e fondi idonei, dando il via ad una serie di demolizioni, il procuratore aggiunto Aldo De Chiara e il pm Antonio D'Alessio del pool antiabusivismo della Procura, hanno trovato piena concordanza delle loro tesi nel giudice monocratico di Ischia, Federico Somma, che si è insediato a giugno. Somma al termine delle ultime camere di consiglio ha stabilito che i vincoli paesaggistici vanno rispettati senza deroghe e rinvii ad altri organi giudicanti e, pertanto, l'arrivo delle ruspe si delinea con insistenza. Anche se di recente la presentazione della domanda di condono ha paralizzato, di fatto, una sentenza definitiva, come nel caso della decisione del Consiglio di Stato relativa al ristorante di un complesso alberghiero, lo scenario si fa complesso per quanti sperano di trovare un rifugio nelle sanatorie. La questione è di carattere politico, secondo i sindaci isolani. Ma la strada da percorrere, in questo caso è - a giudizio degli esperti - una modifica del Piano paesistico. Nel frattempo la magistratura adopera il pugno di ferro.