SULMONA. La mega-cava minaccia antichi tesori e stratificazioni di interesse archeologico, nonché sepolture di epoca romana e una chiesetta rupestre. Lo scrive la Soprintendenza d'Abruzzo, che ha dato parere negativo all'impianto di estrazione di materiale calcareo. La stessa Soprintendenza ha inviato l'informativa anche alla Procura di Sulmona. La Lafarge vuole realizzare la cava di diciassette ettari in località Case Pente, alla periferia della città, nella stessa area scelta da Toto per il cementificio. I comitati "Salvaguardia territorio e salute" e "No all'inceneritore e all'Italsilicon" trovano nella Soprintendenza per i beni archeologici dell'Abruzzo, con sede a Chieti, una "preziosa" alleata. «Si ritiene quanto mai inopportuna la realizzazione di una cava nella zona», scrive il soprintendente Giuseppe Andreassi nella lettera inviata ai Comitati e alla procura della Repubblica. «I lavori di estrazione», prosegue Andreassi, «verrebbero pesantemente a interferire con un complesso archeologico tra i più importanti e inediti dell'aera peligna, che cela i resti di un insediamento vasto ed articolato, con tracce della viabilità, dell'abitato e della necropoli. Lungo la strada sono ancora presenti sepolture di epoca italica e romana», continua il soprintendente, «venute alla luce durante i lavori di sistemazione della strada Sulmona-Campo Di Giove, citate anche nel testo di Antonio De Nino del 1887: Notizie degli scavi di antichità». Sarebbero prova, secondo la Soprintendenza, di un insediamento italico-romano, proseguito in seguito coi longobardi fino all'Alto Medioevo, i numerosi sentieri o tratturi risalenti al I secolo avanti Cristo, i resti della chiesetta rupestre di Sant'Angelo in Vetulis, l'iscrizione dei "callitani" (attualmente custodita al museo archeologico dell'Annunziata) e un sarcofago romano contenente le spoglie di una donna. «La presenza di reperti impone la non alterabilità dello stato di fatto o quanto meno l'effettuazione di una campagna di archeologia preventiva», sottolinea la stessa nota della Soprintendenza, «così come disposto dal decreto legge del 2004 e dagli altri successivi». Una bocciatura in piena regola che va ad aggiungersi a quella della Forestale, che aveva espresso timori, su possibili danni ambientali, per l'arrivo della maxi-cava. Il progetto della Lafarge continua comunque il suo iter, che dovrebbe concludersi con la conferenza dei servizi regionale. «Il parere della Soprintendenza», affermano Mario Pizzola e Antonio Franciosa portavoce dei Comitati, «ha un peso non indifferente per la tutela di un'ampia area che, stando ai progetti in corso, verrebbe completamente stravolta da una serie di intreventi dannosi per l'ambiente. Ciò che continua a destare stupore è la latitanza dell'amministrazione comunale, che non solo ha lasciato scadere i termini per proporre osservazioni in merito, ma continua a tacere su tutti i devastanti progetti che interessano il nostro territorio».