Ha osservato l'immagine culturale di Milano dall'ufficio a Palazzo Litta e l'ha trovata, almeno inizialmente, «un po' negletta». Ha lavorato meno di un anno, qui, con il pensiero che quell'immagine dovesse essere rinfrescata, rispolverata, perché «questa città è protesa verso il futuro, quel che sarà, ma guarda poco alle sue radici». Ecco. Gino Famiglietti lascia la Direzione regionale per i Beni culturali con un'operazione che vuole proprio recuperare il «prestigio del passato»; il rilancio della Pinacoteca di Brera. Il ministero ha appena acquistato due opere del pittore post giottesco Spinello Aretino (1346-1410) e una collezione di ritratti di Cesare Zavattini, firmati dai maggiori artisti italiani del Novecento. È subentrato all'architetto Carla Di Francesco, a gennaio, e il 15 novembre lascia la direzione a Mario Turetta, già sovrintendente del Piemonte. Famiglietti torna su sua richiesta a Roma, nell'ufficio legislativo del ministero. n bilancio di questi mesi, in Sovrintendenza, è discusso e controverso. Cè chi non ha gradito le scelte e i ritardi nel restauro della Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale e l'ambiguità delle decisioni sui box sotterranei; e chi invece sottolinea l'impegno per la nuova Brera, la gara avviata per la riprogettazione degli spazi espositivi, gli appalti per il Duomo di Cremona e quello di Pavia, l'accordo su Villa Reale di Monza e la tutela dei laghi di Mantova. «Non tocca a me giudicarmi, penso di aver fatto il mio lavoro nel modo più corretto possibile», osserva Famiglietti: «Credo che il bilancio sia positivo». Sono acqua passata, ormai, le polemiche di questi mesi. Tipo: il Cenacolo (inizialmente) vietato a Peter Greenaway. Vittorio Sgarbi ha definito Famiglietti un «dittatore» e non una volta sola. L'ex assessore ha criticato e duramente il vincolo integrato e rafforzato sul Teatro Lirico, tutelato in quanto alta espressione dell'architettura fascista, n direttore regionale ha dichiarato «intoccabile» non solo quel che resta del Piermarini, ma anche l'opera di ristrutturazione anni '40 firmata dall'architetto Cassi Ramelli.
MILANO - II sovrintendente Famiglietti: quadri giotteschi per Brera
Gino Famiglietti lascia la Direzione regionale per i Beni culturali dopo un anno di lavoro. Ha lavorato per recuperare l'immagine del passato e rinfrescare l'immagine di Milano. Ha acquistato opere di Spinello Aretino e ritratti di Cesare Zavattini per la Pinacoteca di Brera. Ha anche lavorato per il restauro della Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale e per la riprogettazione degli spazi espositivi della Brera. Ha subito critiche e polemiche, ma si sente soddisfatto del suo lavoro. Ha lasciato la carica di direttore regionale per i Beni culturali e torna a Roma nell'ufficio legislativo del ministero.
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