I duemila del Palacongressi sono tutti in piedi. Salutano così, nel fragore di un applauso prolungato, l'ingresso del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi. A Firenze, partecipa alla Conferenza programmatica del Pdl «come militante di Forza Italia iscritto al Popolo della Libertà», esordisce. E giù un altro applauso. Un intervento appassionato, che la gente apprezza e interrompe più volte incoraggiando il ministro ad andare avanti, invocando il suo sostegno per «salvare Firenze». Bondi non si sottrae e all'affetto del popolo del Pdl risponde tracciando la linea che si snoda nel solco del cambiamento, quello avviato dall'azione del governo Berlusconi, quello che è possibile anche qui, nella Toscana rossa. Lo scandisce dicendo che sì «l'Italia sta cambiando. Anche Firenze e la Toscana possono e devono cambiare». Argomenta le ragioni di un segno ormai concreto, tangibile anche qui, che trae la sua origine dal buon senso, dalla consapevolezza di un impegno che «il governo Berlusconi sta portando avanti nell'interesse del Paese facendo cose concrete, risolvendo i problemi lasciati irrisolti da Prodi, ridando speranza e futuro all'Italia». Ripercorre i quattordici anni che ci sono voluti per rendere stabile e duratura la prospettiva del cambiamento: «La gente oggi sta comprendendo che tutto ciò che diceva Berlusconi non era propaganda e per altro verso, che quanto detto dalla sinistra in questi anni contro di noi non aveva un fondamento di verità. E oggi emerge chiaramente la forza della verità». Che sta, ricorda Bondi, nella soluzione dei problemi, dall'emergenza rifiuti a Napoli alla vicenda Alitalia, dal pacchetto sicurezza al tema della scuola e dell'università, al fatto che «Berlusconi ha creduto fortemente nel cambiamento, la sua leadership è apprezzata in Europa e a livello nazionale. E un leader che si fa ascoltare e che insieme all'ottimo ministro Tremonti è in grado non solo di prevedere quanto oggi sta accadendo, ma anche di indicare agli altri paesi europei le soluzioni migliori per affrontare la crisi finanziaria internazionale. Questo la gente lo sa e lo apprezza». Nel ripercorrere gli ultimi 14 anni della politica nazionale fissa un passaggio temporale: il 2006. «È stato l'ultimo tentativo da parte della sinistra di bloccare il cambiamento. Lo ha fatto con un governo che non aveva la maggioranza nel Paese e in Parlamento». All'ormai lontano esecutivo Prodi («sembra che abbia governato cinquantanni fa, tanto è stato rimosso nel ricordo della gente», sottolinea), contrappone il pragmatismo del governo Berlusconi che fa «cose di buon senso, che risponde con atti concreti ai problemi della gente». Conosce la sinistra, ripete il ministro, che «col suo atteggiamento dimostra ancora oggi di abdicare alle proprie responsabilità di forza di opposizione» e si sofferma su un aspetto: «La sinistra non sta attraversando una crisi politica, ma una crisi ben più grave perché è una crisi culturale, una crisi dei valori da cui si risolleverà difficilmente». Il riferimento successivo corre alla manifestazione nazionale del Pd: «A Roma c'è stata una grande manifestazione di piazza, popolare e noi rispettiamo tutte le manifestazioni». Il Pd doveva farla, osserva, perché «era in gioco la sua esistenza politica». L'auspicio è che Veltroni e i democratici possano «aver ritrovato un po' di fiducia e seguano una strada di responsabilità: è necessario per la sinistra ma anche per il Paese ed il Governo: il Paese ha bisogno di un governo forte e di un'opposizione responsabile». Il caso Firenze. Bondi è netto quando affronta il nodo del dialogo con il sindaco di Firenze su temi strategici per la città, dalla tramvia al tavolo istituzionale con il Comune. Dialogo che il primo cittadino ha dimostrato di non volere e di volere solo a senso unico, cioè alle sue condizioni. «Domenici non deve polemizzare con me, ma deve cercare di comprendere le ragioni dei suoi concittadini rispetto al passaggio della tramvia accanto al Duomo e al Battistero. E dovrebbe considerare l'esito di un referendum popolare. Pensavo fosse una persona ragionevole. Io gli offerto la possibilità di istituire un tavolo per affrontare insieme le questioni che riguardano il futuro di Firenze. Io non sono contrario alla tramvia tout court, non sono un integralista. Ma dico che occorre tenere conto della volontà dei cittadini ed essere pronti e disponibili a valutare soluzioni alternative al percorso della tramvia in centro, nell'interesse della città. La Cassa di Risparmio di Firenze ha presentato e finanziato un progetto alternativo, valutiamolo. In altre parole, prendiamo in esame soluzioni diverse. Mi si risponde che no, la tramvia passerà dal centro storico e basta. Bene, allora il sindaco Domenici faccia la tramvia accanto a Duomo e Battistero, se ne è capace».