Lavorano da mesi senza stipendi, continuando ugualmente a curare la gestione di musei, parchi archeologici e biblioteche. Ma le cooperative del settore dei beni culturali sono ormai al tracollo. Per scongiurare l'interruzione dei servizi devono essere «immediatamente garantiti i trasferimenti delle risorse da parte della Regione, come previsto da tre delibere del 2008»: lo hanno chiesto a gran voce, ieri, Agci, Confcooperative e Legacoop, a nome dei mille addetti impiegati nel comparto in Sardegna (80 cooperative), di cui 750 coinvolti nei progetti speciali, finanziati in parte dalla Regione. «Molti gestori dei progetti - hanno aggiunto - si trovano in condizioni di grave precarietà finanziaria»: e alcuni soci hanno dovuto ipotecare beni personali per accedere al credito. «Stiamo facendo tutti gli sforzi possibili - ha detto il presidente regionale Legacoop Antonio Carta - ma non si può lavorare così, sempre a due passi dal baratro». Ignazio Angioni (Legacoop) spiega che «molte cooperative hanno ricevuto solo il 70 per cento dei finanziamenti regionali. E i fondi si limitano ai primi cinque mesi dell'anno. Attendiamo, ancora, ben 11 milioni di euro. Non sappiamo se la Regione abbia provveduto a stanziarli agli enti locali. La certezza è che quei fondi alle imprese non sono ancora arrivati». Si tratta di una parte dei trasferimenti previsti dalla prima delibera gennaio-maggio e della totalità delle successive, giugno-settembre e ottobre-dicembre. Non solo polemiche, però. È stato apprezzato delle associazioni il contenuto dell'ultima delibera di ottobre (per il prossimo anno l'auspicio è, comunque, che la Giunta anticipi la copertura per il 2009), che fa riferimento al Piano regionale triennale per i beni culturali. «Un passaggio importante», commentano Ennio Cirina e Marco Meloni (Confcooperative), «visto che è necessaria una forte riorganizzazione. Condividiamo la scelta di razionalizzare e riqualificare il sistema, su cui vogliamo ovviamente avere voce in capitolo». Plauso anche da parte di Sergio Cardia, presidente regionale Agci, mitigato però dalla «perplessità sul ritardo dell'approvazione della delibera. Non capisco, poi, perché non procedere con un unico provvedimento, anziché stabilire i trasferimenti più volte all'anno».