Cambia la Giunta, arriva un nuovo assessore alla Cultura, e si riparte. Da capo. Fabio Fatuzzo è sgomento. Troppi soldi spesi, anzi «buttati inutilmente o, peggio, per fare danni». «Negli anni passati - valuta - è stato fatto un imponente intervento pensato, però, più come il restauro di un monumento da fruire come tale anzicché come spazio storico destinato ad ospitare un museo». L'elenco degli errori è lungo. «Hanno realizzato sul posto dei pavimenti che si sono sgretolati subito, hanno realizzato sono una delle torri una vasca per l'acqua in cemento, i tetti sono stati rialzati, alcuni pezzi particolarmente ingombranti e pesanti sono stati calati dall'alto quando il castello era senza coperture e adesso non si possono più spostare. Di più. Sono stati utilizzati materiali, come il parquet, che aumentano i coefficienti di pericolosità, cioè il rischio d'incendio. E, fatto ancora più grave, non sono state previste le scale di sicurezza per i livelli superiori e, senza scale, i vigili del fuoco non daranno mai l'autorizzazione all'uso». Come ogni nuovo assessore alla Cultura Fabio Fatuzzo si trova a dover dipanare una matassa particolarmente aggrovigliata. Una vicenda complessa, complicata ulteriormente dal disastro delle casse comunali - ma su questo il rappresentante dell'amministrazione glissa - e dall'inchiesta aperta dalle numerose denunce del suo predecessore, l'indimenticata Silvana Grasso. Del tutto rimosso, invece, è l'iter di quella vicenda che tanto clamore destò in città. Una vicenda che l'assessore Fatuzzo sembra volere mettere tra parentesi, ripartendo da prima, dal lavoro delle due commissioni, quella scientifica e quella tecnica, che la Grasso aveva pesantemente contestato. «Nei giorni prossimi - annuncia l'ass. Fatuzzo - invierò una lettera formale al magistrato che segue l'inchiesta, il dottor Francia, per sapere come mi devo comportare con i pezzi della quadreria e con gli altri oggetti posti sotto sequestro. Non dobbiamo toccare solo gli inventari o anche i beni? E, in quest'ultimo caso, questo significa che non possiamo esporre nulla? E il restauro, è proibito anche questo? E poi, possiamo farne prestito? Il museo di Trento ci ha chiesto la grande tela di Sciuti «I Vespri siciliani» per una mostra che, dopo Trento, sarà anche a Marsiglia e a Francoforte. E noi non sappiamo che cosa rispondere». Risposte indispensabili per capire cosa è possibile fare nell'ottica di riaprire lo sventurato museo civico di cui Catania è privata da molti decenni. L'ipotesi dell'amministrazione, spiega l'assessore, è quella di fare un unico grande progetto di riapertura graduandolo, però, in diverse farsi. «Il piano terra è già accessibile e il primo piano può esserlo con piccoli accorgimenti. Con i 100.000 euro che abbiamo avuti dall'assessorato regionale ai Beni culturali possiamo fare tanti piccoli interventi indispensabili a una migliore fruizione di questi due livelli, a partire dalle luci e dai percorsi di sicurezza. Inoltre bisogna rifare l'impianto di condizionamento, indispensabile per il buon mantenimento delle tele. C'era ed è stato distrutto. Altri soldi buttati via. I vigili del fuoco vorrebbero che realizzassimo una vasca a servizio del sistema antincendio, ma in un monumento storico questo è un intervento di non facile realizzazione. La vasca può essere realizzata all'esterno, il problema è come portare l'acqua nelle varie sale. Inoltre, con questi fondi provvederemo al restauro della teleria, cioè dei tessuti e dei paramenti sacri di particolare valore». E qui si scopre che sì, la teleria era già stata restaurata negli anni scorsi, ma poi, posta in una stanza senza particolari accorgimenti, è bastato che si rompesse il vetro di una finestra per farne territorio delle scorribande dei piccioni, con quel che questo significa. Bisogna restaurale di nuovo e sperare che i danni siano riparabili. La gara è già stata bandita ed espletata nei giorni scorsi, ora bisogna aspettare 30 giorni per la firma del contratto e 90 di lavoro. In primavera i tessuti e i paramenti rari e preziosi potrebbero essere esposti. Marzo potrebbe essere la data per una parziale riapertura, tanto più se la magistratura desse il via libera per l'esposizione della quadreria. Diverso, e molto più complesso, è il discorso relativo alla fruizione degli ultimi due livelli del maniero. L'assessore sta valutando, con i tecnici dei suoi uffici e con la sovrintendenza, le varie ipotesi sul tappeto a partire dalla proposta dello studio degli architetti romani Longobardi e Mandara che hanno proposto di ricostruire, in ferro e vetro - cioè in materiale immediatamente riconoscibile come altro dalla struttura medievale - le mezze torri cadute nel terremoto del 1693 per ospitarvi le scale e gli ascensori di sicurezza e rendere così agibili i due piani oggi fuori uso. Il progetto è in fase di valutazione e per questo l'assessore si rifiuta di dire quanto potrebbe costare un intervento così impegnativo. Dice soltanto che i fondi saranno reperiti - così si spera - nell'ambito del Por 2007-2013 che, a dispetto delle date, non è ancora partito perché l'assessorato regionale ai Beni culturali non ha ancora dato le indispensabili linee guida.