Convegno al Circolo Savoia Restauri e istituzioni, un rapporto difficile. Se ne è discusso l'altra sera al Circolo Savoia in un convegno promosso dall'associazione «Incontri Napoletani» che - dopo aver restaurato, tra l'altro, l'affresco di Mattia Preti a Porta San Gennaro, e nel dicembre scorso la guglia fanzaghiana di piazzetta Riario Sforza - ha voluto dedicare una discussione al tema «Napoli città d'arte o ricca di cose d'arte? Restauri, interventi conservativi, valorizzazione del tesoro urbano», partendo dalla considerazione-constatazione che all'intervento del privato, e delle associazioni, poi non sempre segue quello dell'amministrazione per il mantenimento dei risultati dei restauri appena eseguiti. Un esempio: a Porta San Gennaro una patina di sporco offusca la bellezza dell'affresco di Mattia Preti, una canna fumaria di una pizzeria ha danneggiato l'opera dei restauratori. Senza contare che è visibile, in bella vista, anche un condizionatore... Ai lavori - nel corso dei quali è stato presentato il volume «Dalla terra ai cieli. Le guglie di Napoli» di Patrizia Giordano, Altrastampa edizioni - hanno partecipato Amedeo Lepore, assessore comunale all'Edilizia, Antonio Parlato, Enzo Giustino, Mimma Sardella, Guido D'Agostino, Massimo Rosi, Tina Giordano Alario, presidente di «Incontri Napoletani», coordinati da Luigi Necco e introdotti da Pippo Dalla Vecchia. «Che senso ha - chiede Tina Giordano Alario - restaurare monumenti importanti della nostra città quali il Mattia Preti e la guglia di San Gennaro, se poi gli spazi antistanti diventano parcheggi?». La Giordano cita anche l'esempio del cancello di piazza Sforza, dove un privato ha persino realizzato un balcone privato, in aperta violazione non soltanto delle norme del diritto urbanistico, ma anche del comune buon senso. Massimo Rosi, architetto e docente a Palazzo Gravina, punta invece il dito contro la scarsa collaborazione dei cittadini nel conservare il patrimonio d'arte. Porta come esempio via Calabritto, invasa di rifiuti. «Napoli - dice - presenta una grande particolarità: la stratificazione urbanistica». E poi afferma che l'Amministrazione pubblica non riesce a contenere i tanti disservizi, tra cui quello del traffico, che stringe in una morsa il centro storico e non consente visite accurate ai tanti scrigni d'arte che racchiude. Una soluzione potrebbe arrivare con i parcheggi sotterranei, già applicata con successo a Roma, ma che nella nostra città incontra ancora moltissime difficoltà. Da Enzo Giustino è arrivata un'impostazione scientifico-storica del problema, sottolineando il ruolo dei napoletani e insistendo sul problema della globalizzazione, che ha creato non pochi scompensi. Per sette anni assessore, Guido D'Agostino rievoca Cuoco e dà atto ad associazioni come «Incontri Napoletani» d'aver fatto tanto per il recupero di chiese e monumenti. E mette in evidenza anche il ruolo delle guglie, che con il loro alternarsi (piazza del Gesù, San Domenico Maggiore, piazzetta Riario Sforza) determinano un "continuum" urbanistico-architettonicoo nel tessuto e nel panorama della città. Antonio Parlato, dal canto suo, sostiene che prima di tutto vanno affrontati i nodi strutturali. Ricorda poi le tante chiese che non possono ancora essere visitate dal pubblico perché ancora chiuse. A Mimma Sardella è toccato il compito di delineare quale debba essere il ruolo della Soprintendenza e le tante carenze che ancora affliggono la manutenzione degli oggetti d'arte. La replica a tutte le osservazioni è toccata a Lepore, che ammette le responsabilità della macchina amministrativa e promette un un intervento affinché si possa registrare una inversione di tendenza.