Nel cuore di Trento, ai limiti del borgo storico, a pochi passi dal duomo: il palazzo delle Poste, fra via SS. Trinità, via Mantova e via Calepina, è in cerca di autore. O meglio, di un nuovo ruolo all'interno della città. Teatro d'eccezione di Manifesta 7, il palazzo sfoglia pagine di storia nella mostra che ospita, curata dall'architetto Fabio Campolongo (soprintendenza per i beni storico artistici), che, nei giorni scorsi, nella sala delle Colonne ha illustrato il percorso evolutivo dell'edificio. Cornice architettonica familiare e funzionale nella vita cittadina, ma non solo: l'edificio domina la "city" tridentina fin dal '500, centrale e austero, ma soprattutto testimone monumentale della storia, protagonista del periodo fra le due guerre. Porta la firma di Angiolo Mazzoni, l'architetto che già progettò la struttura meglio conosciuta come «colonia di Calambrone», la stazione di Bolzano e numerosi corpi monumentali adibiti a uffici postali. «Il tema è sempre lo stesso e la mano di Mazzoni non si tradisce - spiega Campolongo - conosce i luoghi e ne legge i percorsi architettonici. Il risultato è una compresenza armoniosa, mai invadente, di antico e moderno». Tra l'anima asburgica e quella fascista, si potrebbe dire nel caso del palazzo delle Poste di Trento. Destinato alla raffineria dello zucchero nel '500, è nel primo trentennio del secolo scorso che l'edificio ridisegna profilo e funzione: Mazzoni definisce nel 1929 il progetto del nuovo palazzo che non rinnega il suo passato, ma lavora sulle preesistenze. Non lo demolisce, ma lo trasfigura e il risultato del 1933 è un insieme di costruzioni unite. Il lavoro di restauro, in questo senso, è alta sartoria per ricucire la parte antica con quella moderna, separate all'interno da una strada pubblica che attraversa portali, cortile, arcate. E' la fusione tra '500 e '900 fascista che la fa da padrone nell'interpretazione di Mazzoni attraverso un sottile gioco di stratificazioni e richiami (come la torre) e citazioni (il balconcino). E in pieno fascismo non può mancare l'anima futurista trentina, con la partecipazione di Depero, autore di colori audaci che richiamano i temi cromatici delle sale. Uno fra tutti l'azzurro sabaudo (l'azzurro nazionale, per intenderci). L'auspicio della soprintendenza è un prossimo progetto di restauro delle Poste di Trento: «Rigorosamente sulla base e nel rispetto del suo scheletro storico».
TRENTO - Il palazzo in cerca di futuro
Il palazzo delle Poste a Trento, curato da Fabio Campolongo, ospita una mostra che esplora la storia dell'edificio. L'architetto Angiolo Mazzoni ha progettato il palazzo nel 1929, trasformando un edificio del '500 destinato alla raffineria dello zucchero in un insieme di costruzioni unite. Il lavoro di restauro è stato un'alta sartoria per ricucire la parte antica con quella moderna. La mostra mostra la fusione tra '500 e '900 fascista, con citazioni e richiami architettonici. L'auspicio della soprintendenza è un prossimo progetto di restauro delle Poste di Trento.
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