L'AQUILA. Un parere negativo che però - così come articolato - non contribuisce a fare chiarezza su quello che dovrà essere il futuro della metropolitana. Questo il commento "a caldo" del sindaco Cialente che solo ieri è riuscito ad avere sul suo tavolo il documento con il quale il comitato tecnico del Ministero ribadisce il no al passaggio della tranvia su via Roma (da San Paolo all'incrocio con viale Duca degli Abruzzi. «E' un parere che dovremo leggere con attenzione», dice il sindaco Massimo Cialente riferendosi all'ultimo paragrafo, laddove è scritto che «non risultano richieste di studi sulle sollecitazioni prodotte, a carico degli immobili di via Roma» (quelli sottoposti a vincolo), sia in fase di realizzazione delle opere, sia (a regime) dal passaggio della stessa metropolitana. «SCELTE PESANTI». «Chiederò una migliore articolazione di questo parere», continua Cialente «anche perché dovremo fare scelte "pesanti". Voglio arrivare in consiglio comunale con un quadro finalmente chiaro su una vicenda che ha tutti i contorni di una matassa intricata. Chiederò informazioni più dettagliate sulla natura del vincolo del 2006, quando i lavori su via Roma erano stati già realizzati. Alla direzione regionale per i Beni culturali chiederò di chiarire se questo vincolo può bloccare anche il passaggio delle auto, visto che producono vibrazioni forse maggiori di quelle imputabili alla metropolitana. A tal proposito ho già richiesto una consulenza all'Università. Voglio capire, e con me credo tutte le persone di buon senso, come mai tra le tante bellissime strade e piazze di questa città si è andati ad apporre un vincolo di questa natura proprio nel primo tratto di via Roma. Nodi» aggiunge Cialente «che dovremo sciogliere in fretta, perché è tempo di decidere cosa fare. La modifica al percorso della metropolitana da noi proposta (il passaggio sul primo tratto di via Roma - dove i lavori sono conclusi - fino all'incrocio con viale Duca degli Abruzzi, per arrivare alla fontana luminosa) è l'unica alternativa allo stop definitivo all'opera per la quale - è bene ricordarlo - sono stati già spesi 20 dei 33 milioni di euro previsti». PARERE DOPO LA PROTESTA. Un Cialente visibilmente irritato, tanto più che per avere quel parere - che qualcuno aveva già fatto trapelare appena un paio di ore dopo la fine dell'audizione, avvenuta il 16 ottobre davanti al comitato tecnico scientifico - si era visto l'altro giorno costretto a inviare una dura nota di protesta ai vertici del ministero dei Beni culturali. Una lettera approdata, per conoscenza, anche sul tavolo del ministro Bondi, al ministero delle Infrastrutture, nonché alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Una nota in cui il primo cittadino definisce «non consono ed estraneo a corretti protocolli di comunicazione» il ritardato invio del parere al Comune. Tanto più «in presenza del rilievo costituito dalle severe responsabilità in ballo, non soltanto di ordine risarcitorio e legate al rischio di perdita dei finanziamenti, ma anche relative al destino della stessa opera». I DUBBI SUL VINCOLO. Ora l'ufficializzazione del parere c'è stata. Ma i dubbi sul che fare sono ancora tutti lì. E in attesa degli ulteriori chiarimenti, a palazzo Margherita si guarda al Consiglio di Stato, chiamato a decidere (il pronunciamento è atteso a breve) se confermare o meno la sentenza con la quale il Tar aveva annullato un precedente parere rilasciato nel 2004 dal medesimo comitato di settore del Ministero. Intanto, questa situazione di stallo rischia di danneggiare anche la sistemazione della viabilità a piazza d'Armi (raddoppio delle corsie su viale Corrado IV e spostamento dei binari della metro al centro), i cui lavori vanno appaltati entro qualche mese.