Liniziativa della Fondazione «Il Vittoriale degli italiani», privatizzata con un decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 3 ottobre, per ora è destinata a rimanere isolata. Listituzione, che si occupa di promuovere la conoscenza di quella che fu la dimora di DAnnunzio a Gardone Riviera (Brescia) e del patrimonio di opere lì custodito, è per ora lunica ad essersi mossa per evitare di incorrere nel taglio riservato agli enti inutili. Facendo leva sulla Finanziaria 2008 (articolo 2, comma 634), la Fondazione si è trasformata - o meglio, ha iniziato liter per farlo, perché dopo il sì di Palazzo Chigi occorrerà il parere del Consiglio dì Stato e quello della commissione parlamentare per la Semplificazione legislativa - da organismo pubblico in soggetto di diritto privato. Una delle vie di fuga offerte dallultima Finanziaria per non incorrere nella soppressione. Lopportunità, che in un primo tempo doveva essere colta entro fine giugno, ha guadagnato (per effetto della manovra estiva: decreto legge 112, convertito dalla legge 133) altri sei mesi. Per gli enti in odore di cancellazione cè, dunque, tempo fino al 31 dicembre per fondersi e riorganizzarsi, così da non essere tagliati. Tranne il Vittoriale, però, nessuno finora si è mosso. Anche le altre realtà che, come la Fondazione di Gardone, erano più a rischio, perché facevano parte dellelenco allegato alla Finanziaria che conteneva gli undici enti destinati a chiusura (quasi) certa, per il momento stanno a guardare. Alcuni anzi come lUnione nazionale ufficiali in congedo (Unuci) e lOpera nazionale per i figli degli aviatori (Onfa) - continuano a ricevere finanziamenti pubblici (si veda larticolo sotto). È pur vero che le carte messe in tavola dalla Finanziaria sono state sparigliate dallarticolo 26 della manovra estiva. Lelenco degli undici, infatti, è stato abrogato e ora la differenza la fa la dotazione organica: per gli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti la sorte è segnata. Entro il 20 novembre - a meno che non vengano confermati per decreto o non rientrino nellampia casistica delle esclusioni - saranno tagliati. Tutti gli altri enti pubblici, invece, dovranno prendere esempio dal Vittoriale: se intendono sopravvivere, dovranno riorganizzarsi o privatizzarsi. Il problema, però, non è solo degli enti a rischio. Anche il ministero della Pubblica amministrazione, che deve, insieme a quello della Semplificazione normativa, coordinare loperazione di taglio, ha il suo bel daffare. Deve, infatti, delimitare i confini delle realtà da prendere in considerazione in vista della potatura. E poiché non esiste una geografia precisa degli enti pubblici non economici con meno di 5o dipendenti, si sta cercando, anche attraverso laiuto della Ragioneria dello Stato, di disegnarla. Dopodiché, si userà la matita rossa.