CI RISIAMO. Ancora una volta un grande progetto di un architetto italiano celebrato nel mondo viene attaccato dalla politica e dai media al seguito. Gli esami in patria non finiscono mai per Renzo Piano, l'italiano forse più apprezzato all'estero, l'unico architetto chiamato a progettare oggi in cinque continenti. Stavolta a finire sul banco degli imputati è la "Casa di Vetro" dell'Eur, 170 mila metri cubi destinati a ospitare uffici, negozi e 400 famiglie fra la Nuvola di Fuksas e il laghetto. Sulla carta un progetto assai bello ed ecologico, trasparente, d'impatto minimo, con giardini e serre all'interno, percorsi pedonali. Ma al sindaco Alemanno non piace perché non sarebbe in sintonia stilistica con il quartiere. Tradotto: non somiglia abbastanza all'architettura fascista del quartiere voluto da Mussolini nel 1938. Dopo aver tentato di demolire l'Ara Pacis di Meyer e di annullare il contratto per il nuovo centro congressi, la Nuvola di Massimiliano Fuksas, per poi ripensarci ogni volta, il sindaco Alemanno stavolta sembra deciso ad andare fino in fondo. La fama locale di «architetto della sinistra» di Renzo Piano, meglio conosciuto nel resto del mondo come il più geniale vincitore del Nobel dell'architettura (premio Pritzker), aiuta la crociata del nuovo sindaco in giunta. E quindi ci risiamo con la vecchia storia del nessuno profeta in patria. Architetto Piano, il sindaco Alemanno ha detto di volerla comunque incontrare per chiedere alcune modifiche al progetto. Lo incontrerà? «Io incontro tutti, ci mancherebbe non lo facessi col sindaco di Roma. Ascoltare si deve, obbedire no. Il progetto a me piace così, se ci sono suggerimenti per migliorarlo ancora ben vengano. Ma se vogliono una cosa completamente diversa, diciamo in linea con la retorica del luogo, allora possono chiamare un altro». Insomma, un conto è modificare, altro è mettersi a copiare lo stile di Piacentini, con colate di travertino e magari la scritta «Dux». «Appunto. Contesto che il progetto, come del resto la bellissima Nuvola di Fuksas, non c'entri nulla con l'Eur. Un quartiere con un fascino metafisico che suggestionava De Chirico e Fellini. La bellezza dell'Eur non è soltanto il travertino, che certo gli dà ordine e unità stilistica. E' l'ambiente, la luce favolosa, il contrasto fra il bianco dei palazzi, l'azzurro del cielo, il verde degli alberi. Per questo ho progettato una casa trasparente, per riflettere, allargare questa luce. E' un edificio sostenibile, pieno di verde, dove credo che le quattrocento famiglie vivrebbero bene. Il resto m'interessa pochino». Non è un film già visto? L'Auditorium di Roma è stato probabilmente l'opera pubblica più contestata dal dopoguerra. Hanno scritto per cinque anni che era un progetto sbagliato, avulso dal quartiere, insensato, inutile, non ci sarebbe andato mai nessuno. Ora è il primo Auditorium d'Europa per presenze, il principale ritrovo dei giovani romani. Sarebbe impensabile la vita cittadina senza l'Auditorium «Se ho un vanto nella vita è d'aver costruito luoghi vivi, che piacciono alla gente. Dal Beaubourg di Parigi a Marlene Dietrich Platz a Berlino, fino all'Auditorium. Il progetto dell'Eur nasce per questo, per dare vita a un quartiere che muore alle sei di sera». Non è neanche soltanto una faccenda politica. A Torino è stata la sinistra a ribellarsi al suo progetto di nuova sede della San Paolo, qui la destra a insorgere contro la casa di vetro. «A Torino mi hanno accusato perché sto costruendo una torre, qui perché ne butto giù due, l'ex sede del ministero delle Finanze, per costruire in orizzontale. Ma diciamo la verità, l'oggetto del contendere in Italia conta poco, è un mero pretesto ideologico. La verità è che il paese ha paura di qualsiasi novità. Nel mio campo c'è una fobia dell'architettura contemporanea che non vedo in nessun'altra parte del mondo». Se non conta la politica, che cosa conta in queste polemiche? «La retorica, il grande sport nazionale della retorica. Di destra, di sinistra. Ma la retorica è la tomba di tutto, dell'architettura come di ogni altra attività. Quando poi si sposa alla nostalgia, come in questo caso, siamo alla necrofilia. Il vero problema del mio progetto, come di quello di Fuksas, è che sono antiretorici. Una qualità che in Italia non è di moda ». Su un punto però il sindaco Alemanno non ha torto. In Italia si fa una grande politica degli annunci, non solo da parte del governo. I sindaci di sinistra fanno grandi feste e conferenze, in genere alla vigilia elettorale, per presentare opere pubbliche e lì spesso si esaurisce tutto. La Nuvola di Fuksas è stata presentata nel 2001 e aspettiamo ancora la prima pietra. Poi il sindaco cambia e non è detto che debba approvare tutto quanto deciso dai precedessori. «Questa è una vera ed è una trappola alla quale, per quanto posso, cerco di sottrarmi. In Francia o in Inghilterra non si fanno annunci, si lavora. A San Francisco la festa per il museo della scienza l'hanno fatta all'inaugurazione, non alla presentazione del progetto. Ma è anche vero che l'architettura chiede tempo. A Lione ho lavorato per vent'anni alla nuova città internazionale, un'opera gigantesca, e ho visto passare cinque sindaci diversi, di sinistra e di destra. Nessuno ha pensato di dover annullare il lavoro del predecessore. La popolazione si sarebbe ribellata. Soltanto da noi il gioco al massacro paga in termini di consenso». Questa storia delle continue polemiche contro i grandi architetti non sarà anche una bella furbata per nascondere altri affari? Siamo il paese con la più galoppante delle speculazioni edilizie. Negli ultimi 15 anni, ha scritto Carlo Petrini, in Italia sono stati cementificati 3 milioni di ettari, l'intera superficie dell'Abruzzo. Soltanto a Roma, con le giunte di sinistra, sono spariti 127 mila ettari di terreni agricoli e Alemanno ha appena lanciato un appello per acquistare nuovi terreni, in pratica si sta asfaltando l'intero Agro Romano. In questa colata di cemento, non è paradossale che facciano scandalo soltanto i progetti di qualità, i suoi o quelli di Fuksas, Calatrava, Foster, Isozaki? «Questo è il punto. Sorgono intere città nel silenzio, soprattutto nelle periferie delle grandi città, Roma compresa. Quartieri dormitorio che non scandalizzano nessuno. I riflettori seguono soltanto la firma celebre. Da anni sostengo che le città italiane, prima che di grandi progetti, hanno bisogno di ricucire il tessuto urbano con centinaia di piccoli interventi. Bisogno di difendere l'ambiente, di ripensare l'architettura in maniera sostenibile. Abbiamo lanciato appelli, non si è visto nessuno. I sindaci ci chiamano soltanto per affidarci un progetto o per ritirare l'offerta. Per il resto, si affidano a pessimi consiglieri».