RICONVERSIONE DELL'AREA INDUSTRIALE. Il sindaco Tosi ha sottolineato che si tratta di una vittoria per tutta la città, che metterà la parola fine a una piaga sociale Abbattuti i primi capannoni. Resterà solo quello della fucina, come archeologia industriale. I proprietari: «Siamo felici, il sogno ora è realtà» Ciak, si gira. Sono le 11.21 e la benna di una ruspa dà il primo colpo a un capannone fatiscente, che si sfalda come poltiglia, primo di una serie di edifici cadenti destinati a crollare. Là dove l'altra notte, forse per l'ultima volta, alcune persone hanno trovato un tetto (sic!) sotto cui dormire. E così l'area di Basso Acquar fra via Dominutti e viale Piave si trasforma in un set. «Ex Cartiere Verona città aperta», il titolo del film. Sottotitolo: «La svolta». Regia di Flavio Tosi, sindaco, seduto dentro la ruspa come sulla sedia del regista a dare il via all'opera, e di Vito Giacino, assessore all'urbanistica. Attori protagonisti e produttori Alberto e Stefano Mazzi, Renato Brendolan e Attilio Lonardi, imprenditori riuniti nella società Verona Porta Sud proprietaria dell'ex complesso industriale. Scenografia di Bruno Gabbiani, architetto, progettista del complesso che sorgerà lì con negozi, cinema, palestre, due grattacieli per uffici, parcheggi interrati, parco pubblico e piste ciclabili. Attorno verrà rivoluzionato il sistema viabilistico, con sette rotatorie. Lavoreranno 1.500 persone, nel futuro centro, e ci saranno un afflusso e un deflusso di migliaia di persone. I protagonisti della scena hanno anche i caschetti da cantiere, bianchi e gialli, nuovi di zecca. Durata dal film, intesa fino a centro commerciale, torri e viabilità esterna completati? Tre anni. Questo è l'obiettivo dei proprietari, comprendendo la demolizione dei capannoni. Tutti tranne quello della fucina, che resterà come reperto di archeologia industriale e sarà aperto al pubblico, in un primo momento per ospitare illustrazioni sulle fasi dei lavori. Un capannone che potrebbe portare, fuori, la scritta «Memento», «ricordati». Di che cosa? Di un posto in cui, fino a 24 anni fa, hanno lavorato centinaia di uomini e donne. Ma divenuto poi anche teatro di omicidi, di spaccio e consumo di droga, di morti accidentali come quelle di qualcuno caduto dai tetti dei capannoni. «Sono soddisfatto per come l'amministrazione comunale è stata determinata e capace di terminare un impegno così importante», spiega Tosi, prima di demolire, con una delle ruspe che dovranno poi scavare a fondo nel sottosuolo, per la bonifica. «Questa è una vittoria per tutta la città, che metterà la parola fine alla piaga sociale e urbanistica che da decenni era rappresentata dalle ex Cartiere», puntualizza Tosi alla presenza di Giacino, dei proprietari dell'area, del progettista e degli assessori Alessandro Montagna, Stefano Bertacco, Enrico Corsi, Daniele Polato, Marco Padovani, al presidente del Consiglio comunale Pieralfonso Fratta Pasini e a consiglieri. Presenti il comandante della polizia municipale Luigi Altamura, l'assessore regionale Sandro Sandri, quello provinciale Luca Coletto, il questore Vincenzo Stingone, il comandante provinciale dei Carabinieri Claudio Cogliano, i presidenti di circoscrizione Giuseppe Simore (quarta) e Fabio Venturi (quinta). «Parte una grande opera e siamo molto felici perché dopo 24 anni siamo riusciti a chiudere la questione del "supermarket della droga"», dice Giacino. «Grazie alla sinergia tra pubblico e privato la città guadagnerà, a costo zero per l'amministrazione, un parco pubblico e una pista ciclopedonale. Da luogo di malaffare diventerà luogo della nuova città frequentabile da famiglie anche la sera». Lapidario il commento di Attilio Lonardi, uno dei proprietari: «Si comincia a lavorare». Alberto Mazzi: «Ora è proprio vero. Siamo felicissimi, perché finalmente comincia ad avverarsi un sogno cominciato vent'anni fa e anche a risolversi un problema nostro e della città».