A Londra. Bene anche Burri, Marini, Manzoni. E resta invenduta una "farmacia" di Hirst CONCLUSE LE ASTE LONDINESI DI OTTOBRE - da anni un indicatore importante della salute del mercato dellarte del XX secolo, le cui risultanze vengono di norma accolte e approfondite nelle aste newyorkesi di novembre - si può tentare un primo bilancio dellandamento del mercato internazionale allindomani della crisi finanziaria mondiale. Linee di tendenza contrastanti: Sothebys e Christies, nelle loro aste maggiori, hanno complessivamente retto, sconfessando i più foschi avvisi della vigilia, e pur cedendo in percentuale rispetto alle stime minime iniziali, pattuite con i venditori prima dellesplosione della crisi. Vaste incrinature sono comunque emerse, a carico in particolare dellarte cosiddetta giovane, quella che più apertamente rivendica una totale indipendenza dalle forme e dai canoni della pittura e della scultura tradizionali. Invenduta, per fare un solo esempio, una "farmacia" di Damien Hirst da Christies, a poca distanza dallasta-evento (pubblicizzata dai media come il libero confronto dellartista con il suo collezionismo, ma in realtà sapientemente orchestrata da due fra i colossi del mercato mondiale, le gallerie Gagosian di New York e White Cube di Londra) che ne aveva decretato, a beneficio dei magazzini dei mercanti coinvolti in quelloperazione, lo status di artista indipendente, che Hirst sera affrettato a comprovare con dichiarazioni, in verità piuttosto risibili, sul suo ispirarsi a modelli rinascimentali. Ancora da Christies, invenduti, parimenti e sempre ad esempio, Jeff Koons e Peter Doig, ma anche qualche altro padre nobile, come Sigmar Polke e Ed Ruscha, fino a due Gerhard Richter astratti di grande impatto. Senza offerte anche un piccolo Bacon (Ritratto di Henrietta Moraes, 1969), stimato fino a sette milioni e mezzo di sterline: ben più - ed è uno dei tanti paradossi di un mercato che trarrebbe certo vantaggio da una maggiore aderenza ai valori della storia - di quanto lo saranno nelle aste prossime di New York, ad esempio, due capolavori metafisici di de Chirico, entrambi appartenuti a Paul Eluard. E un primo indizio della riluttanza o della impotenza del mercato inglese a difendere il livello di prezzi raggiunto dal suo artista leader? Cedono anche lavori maggiori di Andy Warhol, mentre regge, fra i maestri storici, Willem de Kooning, un cui olio recente (1986) va prossimo alla stima, a 2.700.000 sterline. Ma soprattutto è Fontana (con una meravigliosa Fine di Dio, la serie dei grandi ovali concepiti dal maestro lombardo fra ï63 e ï64) a confermarsi ai suoi livelli di prezzo: sale a nove milioni di sterline, sfiorando il record dellartista ottenuto da unaltra Fine di Dio allinizio di questanno. Fontana è stato, anche, uno dei trascinatori delle «Italian Sales» organizzate a Londra dalle due case dasta: aste, ormai tradizionali in questa stagione, esclusivamente incentrate sulla nostra arte. La risposta del collezionismo (prevalentemente italiano) e del mercato è stata, al di là di quanto abbiano voluto significare taluni affrettati resoconti apparsi sulla nostra stampa, davvero ottima. Di Fontana sono stati aggiudicati tredici lotti sui sedici offerti, appartenenti a tutte le stagioni dellartista, ivi compresa la bella ceramica del ï49 - una tecnica sempre negletta dal mercato - e con valutazioni a volte eccellenti, come lolio materico del ï57, che ha più che raddoppiato il massimo della stima. Accanto a lui hanno fatto benissimo Burri, Manzoni (il record dell «Italian Sale» di Christies, con un Achrome pagato un milione e seicentomila sterline), Castellani, Schifano, Arnaldo Pomodoro, Consagra, Afro e qualche new entry nel mercato internazionale, come Toti Scialoja. Alterna lArte Povera, con linfortunio del Ponte di Pascali, stimato fra 1,5 e 2 milioni di sterline e andato invenduto: incredibilmente, se si pone mente allimportanza cruciale di questa grande opera (con destinazione, però, quasi esclusivamente museale, viste le sue dimensioni), culmine della stagione più alta nelle breve parabola dellartista. Questo, assieme a un Boccioni pre-futurista, sono i maggiori incidenti di percorso delle due aste che hanno peraltro molto e molto ben contrapposto la nostra arte migliore dellultimo secolo a tempi in cui retrocedono i nuovi investitori dOriente: e ricordiamo ancora gli straordinari risultati di Marino Marini, e il grande "ritorno" di Morandi che, dopo qualche recente incertezza, esita tutti e sei i suoi lotti, equamente suddivisi fra le due case dasta, compresi un insolito Paesaggio del 1921, affannato e ventoso, e un piccolo quadro di Fiori danni Cinquanta, generi entrambi assai meno appetiti dal mercato rispetto alle nature morte.
LONDRA - la crisi tocca le aste ma salva Fontana
Il mercato dellarte del XX secolo a Londra nel mese di ottobre 2008. Le aste di Sothebys e Christies hanno visto la vendita di vari artisti, tra cui Damien Hirst, Jeff Koons, Peter Doig, Sigmar Polke, Ed Ruscha, Gerhard Richter, Willem de Kooning, Andy Warhol, e Fontana. Alcuni artisti hanno ceduto in percentuale rispetto alle stime iniziali, ma la maggior parte ha retto. Le vendite sono state influenzate dalla crisi finanziaria mondiale. La "farmacia" di Damien Hirst è stata venduta a poca distanza dall'asta-evento, ma la sua vendita è stata influenzata anche dalla strategia dei suoi rappresentanti. Alcuni artisti, come Jeff Koons e Peter Doig, non sono stati venduti.
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