All'ex Chigiotti negozi e le nuove sedi di Ascom e Confesercenti LA GUERRA IN VETRINA Il progetto c'è già, nero su bianco. A sud di Grosseto, nell'area dell'ex Fornace Chigiotti, tutto è pronto per realizzare quello che ad oggi sarebbe il più grande centro commerciale cittadino, 192mila metri cubi di volumi in gran parte destinati alla vendita al dettaglio. Molto più grande di quello delle Palme, neppure paragonabile a quello di via Aurelia Nord. Sulla carta ci sono disegnati i negozi, affacciati uno in fila all'altro su una "corte" di quattro lati: sono decine e hanno le metrature più varie, dai 50 ai 2mila metri quadri, per ospitare le diverse attività (abbigliamento, farmacia, giocattoli, bricolage, elettronica...) che già hanno manifestato la volontà di esserci, in alcuni casi addirittura "opzionando" (per ora a livello informale) il proprio spazio. Poi ci sono i parcheggi, una superficie enorme per centinaia di posti auto. Ma soprattutto - invisibili perché siglati fin qui soltanto da strette di mano - ci sono gli accordi fra i vari soggetti che partecipano all'impresa. Proprietari dei terreni e costruttori da una parte, nel caso specifico la società Barghi srl (leggi Romelio Ricci); e imprenditori dall'altra, ovvero due associazioni di categoria (Ascom e Confesercenti), le quali hanno dato il via libera al progetto, hanno già previsto di trasferire in quell'area le loro sedi istituzionali, e da mesi lavorano - con successo - per calamitare sul nuovo grande polo del Casalone i commercianti grossetani. I due inghippi. Fin qui nulla di strano. Senonché a complicare la situazione, e a renderla a suo modo "bollente", ci sono due fatti. Il primo è che il piano regolatore generale destina l'area ex Fornace Chigiotti non al commercio al dettaglio, bensì agli insediamenti artigianali e alla vendita all'ingrosso, solo cioè per clienti dotati di partita Iva. Il secondo è che nelle stesse ore in cui si progetta un grande centro commerciale al Casalone, qualcun altro progetta un grande centro commerciale al Commendone: Unicoop, che nella zona della rotatoria per Roselle si dice pronta da aprire il cantiere della ciclopica Ipercoop, intorno alla quale dovrebbero fiorire negozi e servizi. E siccome anche i ciuchi, specie in questi tempi di magra, si rendono conto che due megastrutture in una cittadina come Grosseto finirebbero per cannibalizzarsi, è evidente che su questa partita c'è in corso una guerra. Guerra sulle regole, innanzitutto. Le regole urbanistiche che ad oggi gravano sull'ex Chigiotti. Proprio qui, a fine anni '90, la giunta Antichi diede il via libera per la realizzazione dell'Ipercoop. Col tempo - e per varie ragioni - Unicoop dirottò il suo progetto altrove, al Commendone appunto, dove il Piano strutturale prevede un Polo integrato dei servizi (Pis). Delineata questa strada, il consiglio comunale il 20 settembre 2007 adottò la variante al Prg che modificava la destinazione d'uso dell'ex Fornace riservandola ingrosso e artigianato. Nel novembre successivo la stessa Unicoop vendette l'area al gruppo di imprenditori capitanati da Barghi srl. I quali adesso vogliono farci il centro commerciale. Come? In primis attraverso un'osservazione presentata nello scorso dicembre alla variante adottata nel settembre precedente dal consiglio comunale. Osservazione nella quale Barghi srl chiede in sostanza la conferma della destinazione commerciale dell'area; la possibilità di recuperare integralmente i 192mila metri cubi di volumetrie preesistenti; e la possibilità di "sostituzione" delle volumetrie stesse, ovvero di costruire anche al di fuori delle superfici sulle quali insistevano i fabbricati dell'ex Fornace oggi in gran parte demoliti. La convenzione infinita. Perché mai il Comune dovrebbe accogliere queste richieste e autorizzare un grande centro commerciale, proprio ora che mancano gli ultimi passaggi in Commissione urbanistica per il definitivo ok all'apertura dei cantieri Unicoop del Commendone? Potrebbe farlo per volontà politica, cedendo alle pressioni del mondo del commercio cittadino. Oppure, qualora questa volontà mancasse, secondo i promotori del progetto ex Chigiotti dovrà farlo per forza. Costretto - dicono - da una convenzione firmata e mai annullata. La convenzione che permetteva a Unicoop la vendita al dettaglio al Casalone, che Unicoop ha venduto insieme ai terreni e che - a quanto pare - forse per una svista fu stipulata "sine die", senza cioè un termine di scadenza. Barghi srl in proposito ha già depositato negli uffici competenti un parere "pro veritate" di un illustrissimo avvocato. Il tutto da sintetizzare così: per quell'area esisteva un piano di recupero convenzionato (destinazione commerciale), e quella convenzione di fatto è ancora in vigore. Dunque il piano di recupero previsto nel 1999 resta efficace anche dopo la variante adottata il 20 settembre 2007. E se così non fosse, parola ai tribunali. Emilio Guariglia
TOSCANA - GROSSETO. CEMENTO. Centro commerciale, ecco il progetto
A Grosseto, nell'area dell'ex Fornace Chigiotti, si sta realizzando un grande centro commerciale con 192mila metri cubi di volumetrie destinati alla vendita al dettaglio. Il progetto è stato possibile grazie a una convenzione tra proprietari dei terreni e costruttori, e imprenditori, che hanno ottenuto il via libera dal consiglio comunale. Tuttavia, il piano regolatore generale destina l'area agli insediamenti artigianali e alla vendita all'ingrosso, solo per clienti dotati di partita Iva. Inoltre, Unicoop ha venduto l'area al gruppo di imprenditori capitanati da Barghi srl, che ora vogliono farci il centro commerciale.
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