L'autorità portuale ha offerto gli spazi in concessione per dieci anni: accanto a strutture artistiche verranno localizzate anche delle officine navali Oltre un cancello ripetutamente violato, la fabbrica offre ormai un corpo nudo alle orde dei barbari di periferia. Tutt'intorno i pericoli e le trappole di un quartiere che la camorra ha spogliato di ogni ricchezza e ridotto in ginocchio. L'ex Cirio. Non l'edificio di corso San Giovanni, che si confonde con la chiesa e con le case, ma l'altro corpo di fabbrica, quello di via Vigliena, territorio interno al porto, proprietà demaniale. Quando l'industria era ancora il futuro, gli operai dell'ex Cirio, storia e operosità, lavoravano tra quelle mura la pasta e il pomodoro e il latte negli ultimi anni. Entrando, ti pare che sia passato un secolo. Strano edificio. Grandissimo. La chiamavano architettura industriale veneziana. Mura alte cinque piani e un disegno «merlato» lungo il perimetro che richiama l'immagine di antichi castelli. Dentro, il disonore del saccheggio. Sfondati ingressi di ferro, rubati i tombini dalle fogne, i fili di rame dalle cabine elettriche, finanche i rubinetti e i gabinetti. Chi guarda dalla strada, vede vetri esplosi, mura spaccate da ferri ormai ossidati, porte e finestre sventrate dalla furia dei predoni. Uno scandalo. Entravano anche con i camion. Hanno portato via ogni cosa. Sul pavimento, mangiati dalla ruggine, resistono i barattoli di pelati di allora e l'ultimo rotolo della carta che si usava per impacchettare la pasta. Altri tempi. Non indovineresti, guardando tutto questo, che quel rudere può tornare a nascere. Il degrado non è un male terminale. E non è invincibile. Ci vuole coraggio, però. In quei luoghi entreranno corpi leggiadri, risuoneranno splendide musiche, rivivrà la magia del teatro. Miracolo. Il San Carlo. Armi e bagagli, il Massimo trasferirà tra quelle mura, in quel quartiere, in quell'area di Napoli i propri uomini, gli strumenti, i propri allievi. Ossia: laboratori di falegnameria e scenografia, la scuola di ballo, forse anche il coro, se sarà necessario. Spazi concessi per dieci anni dall'autorità portuale. Accanto all'arte troveranno posto alcune officine navali. Una rivoluzione. Tutto già deciso. Si aspetta l'inizio dei lavori, che ricadranno, per la parte esterna, sui bilanci dell'autorità portuale e, per quella interna, sui fondi del provveditorato alle opere pubbliche. L'uovo di Colombo. La spinta decisiva, a parte il coraggio che c'è voluto, l'ha data la cronica mancanza di spazi in cui da anni si dibatte il San Carlo. Le carte raccontano i dettagli. Per esempio, le scenografie. Servono 13 metri per farne una. Dove lo trovi un capannone capace di ospitarne addirittura due una accanto all'altra? Negli ex Magazzini generali del porto, che sono, però, già destinati ad accogliere un museo di arte contemporanea, o, appunto, nel corpo di fabbrica dell'ex Cirio di via Vigliena. Ogni piano, perdita d'occhio. Nelle carte dell'ufficio tecnico del teatro ogni cosa ha trovato una sistemazione. Piano terra e primo piano dell'edificio centrale: sala controllo, portineria, sala prove del coro, salette di prova per gli orchestrali e scuola di ballo, scenografie, depositi di scenografia e di sartoria. Piano terra e primo piano del piccolo edificio che confina con la darsena petroli: falegnameria, uffici tecnici e uffici amministrativi. Complessivamente, il trasferimento di queste strutture porterà ogni giorno a San Giovanni a Teduccio alcune centinaia di persone in vario modo collegate alle attività del San Carlo. Se dovesse andarci il coro, almeno 180 persone con gli orchestrali. Per la scuola di ballo, 60 allieve più i genitori, la direttrice e le sue collaboratrici. E ancora: 10 scenografi, 8 dipendenti della falegnameria, trenta fra tecnici e impiegati. Le autorizzazioni sono in regola. Due parole d'onore già date: quella di Francesco Nerli, presidente dell'autorità portuale, e quella di Gioacchino Lanza Tomasi, sovrintendente del teatro San Carlo. Sarà anche un modo per aiutare il quartiere dell'est, o una parte di esso, a risorgere dalle proprie rovine. Arriveranno ogni giorno plotoni di persone dall'altro capo della città. In certe ore sparirà da via Vigliena e dalle strade limitrofe il deserto che ha fatto guadagnare a quella zona nomi famigerati. Anche la paura farà meno paura. E la solidarietà, il contatto umano, il senso di sicurezza potranno rompere gli orribili schemi sociali creati dalla mano della camorra e dalla sua leggenda. Speranze, ma non campate in aria. Chi ha realizzato questo sogno, ne va fiero. Se altri ci proveranno, cancelleremo dai quartieri ghetto un pezzetto di solitudine.
NAPOLI - SAN CARLO: autorità portuale concede spazi
L'autorità portuale ha offerto gli spazi in concessione per dieci anni all'ex Cirio di via Vigliena, un corpo di fabbrica nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, Napoli. L'edificio, che era stato abbandonato e saccheggiato dalla camorra, sarà trasformato in laboratori di falegnameria e scenografia, scuola di ballo, forse anche coro, e uffici del teatro San Carlo. Il trasferimento porterà ogni giorno a San Giovanni a Teduccio alcune centinaia di persone. Le autorizzazioni sono in regola e sono state date parole d'onore da Francesco Nerli, presidente dell'autorità portuale, e Gioacchino Lanza Tomasi, sovrintendente del teatro San Carlo.
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