Salvare l'anima e non solo i muri delle città d'arte. L'importanza di recuperare l'animus loci dei centri storici è emersa ieri nel corso dei lavori della prima giornata del Lubec di Lucca, la rassegna dedicata ai beni culturali. La questione non è filosofica. Anzi. Riguarda la qualità della vita. E ha ricadute economiche rilevanti per il Paese. Il turismo culturale rappresenta quasi il 34 del settore in Italia. E i visitatori vanno volentieri dove l'ambiente è ospitale. Da Lucca arriva il messaggio della necessità di una nuova stagione di progettualità. Come dimostrano le esperienze positive di Torino e della provincia di Ascoli Piceno. Come tanti altri casi di successo dalle mostre ai siti archeologici. Certo le difficoltà, dovute alla situazione economica e ai tagli delle risorse, non mancano. Pesano sulla tempestività degli interventi e delle iniziative, ma questo non può essere una obiezione. «La carta vincente, per noi, è stata il recupero dello spirito vero della città, votato al cambiamento più che alla conservazione», spiega Riccardo Bedrone, presidente del Congresso mondiale degli architetti, parlando di Torino. È la forza dell'animus loci, appunto.