Da Italia Nostra arriva un no deciso al previsto ponte sul canale. Il parere sull'area di Ponterosso viene espresso in una lettera inviata sia agli assessori e alle diverse autorità competenti del Municipio, sia alla Soprintendenza e al direttore regionale per i Beni culturali Roberto Di Paola. La missiva precisa che il ponte non può essere condiviso dall'associazione: Italia Nostra da sempre sostiene che una struttura di forme e materiali moderni, come il metallo e il vetro che andranno utilizzati, mal si inserirebbe in un ambiente ottocentesco. Ma l'assessore comunale ai lavori pubblici Franco Bandelli replica osservando come siano inopportune le critiche su un progetto che nessuno, e nemmeno lui, conosce in quanto in via di realizzazione: inoltre, aggiunge Bandelli, il nuovo ponte rivitalizzerà tutta la zona posta attorno alla via Trento, attualmente poco utilizzata dai triestini sebbene inserita nel cuore del centro cittadino. Ma ecco nel dettaglio gli argomenti utilizzati dalla presidente dell'associazione Giulia Giacomich, che specifica come il Ponterosso occupi una zona ben definita in tutte le sue parti, sia per caratteristiche architettoniche che epoca storica: «Un altro ponte comporterebbe una variazione prospettica difficile da valutare, ma probabilmente peggiorativa dell'immagine del vecchio porto-canale con la chiesa di Sant'Antonio Nuovo sullo sfondo». Per Italia Nostra si tratterebbe insomma di un intervento non giustificato dalla reale necessità pratica di passare da una sponda all'altra. E in quanto al vecchio ponte al quale si rifanno i sostenitori del progetto, quello posizionato sul posto dagli Alleati in epoca postbellica, «era stato installato per motivi di emergenza e non per niente poi fu eliminato dopo l'occupazione». Si legge ancora nel documento che «Italia Nostra si oppone in tutto il Paesealla manomissione delle aree storiche con l'inserimento di nuove costruzioni che ne modificano l'armonia storicamente consolidata. Trieste è un incontro di culture la cui mescolanza ha prodotto identità generatrici di ricchezza, civiltà e di un equilibrio architettonico-paesaggistico su cui è pericoloso intervenire». Sempre secondo l'associazione, il progetto di questo ponte, che si vuole inserire in un mirabile e particolare contesto, potrebbe essere una minaccia per il fragile equilibrio estetico del luogo e per la sua memoria collettiva. Si chiede perciò al Comune, anche tenendo conto del dissenso di una vasta frangia di cittadini, di rinunciare a mettere mano alle aree storiche ed a questa in particolare, evitando di ripetere quanto in questo senso è stato già fatto «anche da precedenti amministrazioni» con risultati assai discutibili. Ma dal Municipio non arriva alcun accenno a retromarce sul progetto. «Sono allibito - dice Bandelli - il progetto è ancora in fase di preparazione e la signora Giacomich sa già tutto e aprioristicamente si dice contraria. Che attenda almeno di vedere il progetto prima di dire la sua. Ricordo comunque che il mondo non si è fermato e che nessuno vuole fare opere invasive. A Venezia ad esempio il sindaco Cacciari di centrosinistra, che rispetto, ha fatto costruire il ponte di Calatrava che rivitalizza tutta una zona del Canal Grande. Lo stesso avverrà per il nostro nuovo ponte del Ponterosso che spalancherà al turismo, in un itinerario pedonale che parte da piazza Venezia, anche la zona attorno alla via Trento oggi occupata solo dai cinesi».