Il museo presentato a Roma: 1500 opere dallAfghanistan al Giappone Presentazione romana ieri per il Mao, il Museo darte orientale che aprirà i battenti il 5 dicembre a Palazzo Mazzonis, nel cuore del Quadrilatero. Nella sede del Ministero per i beni culturali lassessore Fiorenzo Alfieri, i presidenti della Fondazione Torino Musei Giovanna Cattaneo e della Compagnia di San Paolo Angelo Benessia sono stati accolti dal ministro Sandro Bondi, che dopo un saluto ha passato le consegne al suo consigliere Alain Elkann, che in un certo senso giocava in casa. «Questo museo colma una lacuna nella museologia torinese e rappresenta un segnale importante», ha detto Elkann. Un museo che ha messo insieme un patrimonio di 1500 opere, riunendo le collezioni già presenti in città, raccolte come quella di arte cinese della Fondazione Agnelli, acquistata da Comune e Regione e in parte donata, e nuove acquisizioni. Alfieri ha raccontato la varie fasi del progetto, lanciato nel 2001, promosso dal Comune, con la collaborazione della Regione, e realizzato dalla Fondazione Torino Musei con la Compagnia di San Paolo. Dieci i milioni richiesti solo per ladeguamento del palazzo in via San Domenico, altri cinque sono arrivati dalla Compagnia, la metà dei quali per lacquisto di opere, in particolare giapponesi. «E il risultato di un grande sforzo congiunto per dare la giusta valorizzazione allarte orientale, verso cui Torino, fin dai tempi dei Savoia, ha espresso sensibilità e interesse - ha aggiunto Alfieri. - Basti pensare allattività del Centro scavi archeologici, che ha portato nella nostra città i tesori della regione del Gandhara». Giovanna Cattaneo ha insistito sulla necessità oggi più che mai» di incrementare lintegrazione tra popoli e culture diverse», Benessia ha confermato limpegno della Compagnia per il museo, in unottica che prevede di seguire dora in poi più gli interventi sulle strutture che non sugli eventi e leffimero. Diretto da Franco Ricca - il progetto di allestimento è di Andrea Bruno - il Mao ha disposizione 1700 metri quadrati per collezioni permanenti e mostre temporanee. E articolato in cinque sezioni che corrispondono ad altrettanti ambiti geografici e aree culturali, ovvero Asia meridionale, Cina, regione dellHimalaya, paesi islamici e Giappone. Il percorso - ha spiegato Ricca, un passato da ordinario di meccanica quantistica allUniversità di Torino, quindi una folgorazione sulla via degli studi orientali, di cui si occupa dal 1970, e un sogno nel cassetto, quello del museo che ora si realizza - inizia con le raccolte del Gandhara, larea tra Pakistan e Afghanistan in cui si incontrano, complici i viaggi di Alessandro Magno, le culture ellenistica e asiatica (statue, bassorilievi, i fregi dello Stupa di Butkara), si prosegue con lIndia antica, dal II secolo avanti Cristo allepoca dei Gupta, e quella medievale, ricca di statue, steli, pietre (tra i pezzi esposti una testa di Buddha in arenaria rossa maculata). Quindi lIndocina con le importanti sculture Khmer, la Thailandia con i grandi bronzi, la Birmania. Larte cinese, dal neolitico alle dinastie Han e Tang, è rappresentata per lo più, tra tombe, statue, oggetti, dalle raccolte della Fondazione Agnelli, che rischiavano la dispersione. Dal Giappone provengono tra il resto due preziosi paraventi seicenteschi a foglia doro che mostrano il corteo dellimperatore, cui se affiancano altri due con battaglie e cavalieri, e "il guardiano del tempio" Kamakura, che misura 2 metri e mezzo di altezza. Si prosegue con le testimonianze della regione dellHymalaya, di Tibet, Nepal, Butan, e si conclude con la sezione islamica, ricca di manoscritti, miniature e libri antichi. Il museo, dotato di bookshop e di una sala didattica con dieci computer, oltre che di postazioni multimediali lungo il percorso e di audioguide, sarà aperto tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 10 alle 18.
TORINO - Ecco il Mao, finestra sullarte orientale
Il Museo darte orientale, noto come Mao, sarà aperto a Palazzo Mazzonis a Roma il 5 dicembre. Il museo è stato realizzato dalla Fondazione Torino Musei e dalla Compagnia di San Paolo, con un patrimonio di 1500 opere provenienti da diverse collezioni e acquisizioni. Il museo copre un'ampia gamma di aree culturali e geografiche, tra cui l'Asia meridionale, la Cina, il Giappone e la regione dell'Himalaya. Il percorso espositivo è stato realizzato da Franco Ricca e Andrea Bruno, e il museo sarà aperto tutti i giorni, eccetto il lunedì, dalle 10 alle 18. Il museo ha un bookshop e una sala didattica con computer e postazioni multimediali.
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