«Time is running out. Il tempo stringe», ammette, fintamente stralunato, il presidente del Bie, Jean Pierre Lafon. «LExpo è una grande sfida e ormai non ci sono più sette anni ma sei e mezzo. Dunque il Bie aspetta il decreto del presidente del consiglio sulla governance della società. E un passaggio urgente». Anche perché, se «ufficialmente non esiste una deadline», è chiaro che «se non cè il decreto entro lassemblea generale del 2 dicembre sarà un problema». Un modo diplomatico per dire che se Berlusconi non firma per quella data, Milano potrebbe addirittura perdere lExpo 2015, se ancora non fosse chiaro. Lultimatum ufficiale è arrivato ieri mattina, a margine del Festival Internazionale dellAlimentazione, direttamente dal presidente del Bureau parigino Lafon. Già la scorsa settimana, in realtà, il segretario generale, Vicente Locertales, aveva spedito una lettera di convocazione al ministro Franco Frattini per avere ragguagli sul decreto e lo stato di avanzamento lavori. Convocazione fissata per il 31 ottobre, quando a Parigi si terrà il comitato esecutivo del Bie, e arrivarci senza Dpcm firmato sarebbe una figuraccia. Naturalmente cè anche un po di gioco delle parti nellearly warning del Bie. Con la conferenza stampa apparecchiata ad hoc per aumentare il pressing su palazzo Chigi. Non a caso, poco dopo, il sindaco Morattiha persino rincarato la dose: «Mí auguro - spiega - che il decreto arrivi presto: cè stata una richiesta reiterata del Bie per un incontro e sono certa che il premier risponderà alla richiesta. Come istituzioni locali, infatti, avevamo formulato il 5 agosto una proposta condivisa al governo. Non pensavamo - ha però chiosato il sindaco - che andasse incontro alle criticità evidenziate dal Tesoro su un decreto peraltro già firmato dal premier». Insomma Moratti non fa nulla per nascondere la frattura con Giulio Tremonti. Lunico che può ricomporla è ormai Silvio Berlusconi, ma è il primo a non metterci la testa, preso su altri dossier. LExpo, paradossalmente, non è una priorità di un governo nordista come pochi, per composizione. «Non ci sono soldi, ci vuol pazienza», allarga le braccia una fonte. E poi le uscite frondiste di MorattiFormigoni (lultima ieri contro i tagli Alitalia a Malpensa) non fanno che indispettire Tesoro e palazzo Chigi. Di qui il rinvio continuo della firma, e il logoramento degli enti locali in uno scenario in cui il casus belli non sono più le poltrone bensì un gioco al massacro Roma-Milano. Nel frattempo, «stiamo lavorando su tre fronti», cerca di consolarsi Letizia Moratti. «Cè un accordo stretto con la Regione sul Tavolo Infrastrutture, che si riunirà il 30 ottobre. Stiamo collaborando con oltre 4o città italiane interessate allevento. Infine andiamo avanti con i 45o progetti internazionali di cooperazione», alcuni dei quali illustrati ieri dal sindaco di Milano, che ha confermato che sarà la fondazione Alliance for Africa, presieduta dal presidente ghanese Kufuor, a gestire gli investimenti legati ai progetti che Expo 2015 stipulerà con i Paesi africani, utilizzando un budget iniziale di 1o milioni di curo. «Quando poi ci sarà il decreto - ha concluso Moratti - partiremo a mille allora». Più che una certezza, a questo punto un auspicio.