Il cinema non riesce a sfruttare, fino in fondo, le enormi potenzialità di Roma, un set a cielo aperto. Non tutte le location offerte dalla capitale, infatti, sono facilmente utilizzabili dalle case di produzione che per sé, o per i propri clienti, tentano di varcare con le loro macchine da presa la soglia dei luoghi pubblici più belli: musei come il Palazzo delle Esposizioni, il Vittoriano, ma anche aree archeologiche, chiese, cortili, parchi, caserme, stazioni: quante lacrime daddio lungo i binari di un treno? Si pensi che servono mesi di attesa per lautorizzazione a girare in particolari spazi culturali, le regole sono poco chiare e i referenti non sempre facilmente individuabili. «La location è fondamentale per unopera cinematografica - dice Marco Valerio Pugini, presidente della Panorama Film e dellApe (Associazione produttori esecutivi) - prima con la legge Ronchey cerano tariffari più precisi, ora la discrezionalità è maggiore, non solo per i costi, anche i permessi. Certo, bisogna tener conto dellimpatto del film sui luoghi, ma le decisioni devono essere trasparenti». «Tempo fa, per girare in unarea di Roma il permesso è arrivato il giorno prima della data fissata per il primo ciak. Lo avevo richiesto sei mesi prima: senza autorizzazione avremmo perso un milione - racconta Pugini che tra le sue ultime fatiche annovera Miracolo a SantAnna di Spike Lee - in unaltra occasione, abbiamo preferito prendere la multa anziché aspettare il permesso: stavolta la difficoltà era la momentanea assenza del responsabile. Aveva un contratto stagionale ed era il suo periodo di stop. E non esistevaun sostituto». «Il cinema può essere una risorsa preziosa, sia in termini finanziari sia di promozione», sostiene Cristina Priarone, direttore generale della Roma e Lazio Film Commission. «Porta fondi che potrebbero contribuire alle spese di mantenimento, o di restauro, del patrimonio, e un ritorno economico e di immagine enorme: si pensi alla rilevanza del cineturismo». Per questo, tra le iniziative che fanno da corollario al Festival del Cinema che debutta oggi allAuditorium con la sua terza edizione, Film Commission ha organizzato un incontro (domani al Vittoriano) tra rappresentanti delle più importanti strutture pubbliche e del cinema. «Vogliamo agevolare la creazione di un canale lungo il quale far scorrere più agevolmente le relazioni tra le produzioni e le strutture pubbliche - spiega Priarone far sì che queste guardino al cinema con maggiore benevolenza». Relazioni già consolidate in altri paesi dEuropa «Basta guardare alla Francia o alla Germania, allInghilterra, senza spingere lo sguardo fino agli Stati Uniti, dove - fa notare Priarone - per esempio, alcune scene de "Il Fuggitivo" con Harrison Ford sono state girate nel municipio di Chicago, cosa che sarebbe stata difficilmente possibile in Campidoglio, nonostante la buona volontà delle istituzioni». Proprio la Franciaviene indicata come modello virtuoso. Per capirci: avrebbe avuto le stesse atmosfere, il film Marie Antoniette se Sofia Coppola non avesse potuto girarlo a Versailles? Costo delloperazione, 3oomila euro per venti giorni di riprese. Perché Versailles che, come racconta Denis Berthomier, direttore del Castello, ha ospitato il primo ciak nel 1904, ha un tariffario essenziale: 15mila euro al giorno per girare negli interni, iomila per avere come set i suoi splendidi giardini. «Si gira solo di lunedì e nelle ore serali, quando il castello non è aperto al pubblico - dice Berthomíer - è una macchina ben rodata». Un ufficio dedicato, tariffe e regole chiare, un servizio di sorveglianza, un team di "curatori" che possono aiutare le produzioni a rendere le scene il più possibile fedeli al periodo storico. «Sempre che lo vogliano, ovviamente - precisa Berthomier- Per la scena del matrimonio di Marie Antoniette con il Delfino nella cappella reale, ad esempio, abbiamo ricreato lambientazione dellepoca». Lo scorso anno le produzioni cinematografiche hanno portato nei "forzieri" della reggia 150mila euro, su un budget di 100 milioni (il 5o arriva dalla vendita dei biglietti, il restante dai finanziamenti statali). Un dato in flessione quello del 2007 dovuto ai lavori di restauro in corso, che rendono Versailles non completamente accessibile alle troupe.