E' ormai consuetudine, nella prassi politica, emettere sentenze, esprimere giudizi, lanciare proclami, non nelle sedi appropriate ma in sedi irrituali (salotti tv, occasioni festivaliere, incontri occasionali) ormai divenute, al contrario, quanto di più rituale per anticipare, magari fuori dal parlamento, misure che già in partenza si teme possano essere contestate. Le opinioni (perché tali sono e, in tal senso, legittime) del ministro Brunetta sui musei polverosi e sulla dispendiosità del San Carlo, non fanno eccezione, ma in tal modo finiscono per rivelare, come ha messo in evidenza Paolo Isotta, tutta la loro approssimazione o persino la non conoscenza dei fatti. Francamente non mi scandalizzo più di tanto, anche perché so bene che le fonti di codeste opinioni sono assai spesso casuali, frutto di incontri occasionali, di chiacchiere da bar. E pur tuttavia lepisodio merita di esser preso in considerazione perché denota una disinvoltura preoccupante con la quale lattuale governo guarda alla politica culturale nel nostro paese (devo dire non contraddetto dallopposizione). I lettori di questo giornale forse ricordano che da tempo cerco di ragionare sulle responsabilità che vengono messe in atto, in particolare a Napoli, dalle decisioni che riguardano la diffusione della cultura, lorganizzazione delle strutture culturali, la salvaguardia dei beni del patrimonio artistico e ambientale. Ebbene sono convinto che mai come adesso cè il rischio di vedere compromessi anni virtuosi di iniziative e progettualità. E mi riferisco non tanto al San Carlo, che considero assai ben affidato alle cure dellattuale commissario, il quale sta dimostrando competenza e rispetto per il teatro e la sua storia. Mi riferisco a un clima complessivo di imposizioni e «occupazioni» su territori che appartengono alla memoria del paese e che sono patrimonio di tutti. E che potrebbero avere, proprio nellarea partenopea e flegrea, vistose conseguenze. Larticolo inserito in modo surrettizio nel disegno di legge sul federalismo fiscale e che intende, come molti già sapranno, trasferire allEnte Roma Capitale non solo la pianificazione urbanistica finora attuata dalle singole Regioni ma lintera tutela e valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali finora dì competenza statale o demaniale, è a mio parere assai più dirompente della dichiarazione di voler abolire il Fondo dello Spettacolo (o di invitare «la borghesia» - ma quale, ma dove? - a pagarsi le sue opere costose). E lo è non solo perché stravolge una delicatissima prassi di interventi ma anche perché contraddice una precisa norma costituzionale. Intendiamoci: la creazione dellEnte Roma Capitale è un provvedimento atteso da tempo, vista la smisurata espansione della città e delle sue funzioni, ma non può accentrare competenze che la Costituzione ha inteso lasciare agli organismi e alle soprintendenze regionali. Della vicenda si è occupato il Comitato per la Bellezza di Vittorio Emiliani, un uomo che se non esistesse bisognerebbe inventare, la cui ultima iniziativa è appunto lappello al ministro Bondi affinché intervenga proprio su quello sciagurato articolo aggiuntivo. Perché cerco di stabilire un confronto fra le esternazioni di Brunetta e i più gravi pericoli che possano derivare dalla disattenzione con cui si guarda a provvedimenti disastrosi? Perché temo che si sia portati a considerare le questioni della politica culturale sempre nellottica ombelicale della città, o addirittura nellinteresse di pochi. Francamente non ho visto a Napoli manifestazioni degne nei confronti di quello che considero un vero e proprio attentato alla gestione del patrimonio dei beni culturali della nostra regione. Una eco importante si è avuta nella tavola rotonda organizzata a Roma dalla Fondazione Napoli Novantanove per celebrare i ventanni del restauro dellArco di Trionfo di Alfonso dAragona. In quelloccasione si è discusso sulla «conservazione» del patrimonio artistico, sulle pratiche di riparo e salvaguardia dei monumenti sempre più a rischio di vandalismi, incuria, erosione, scarsa manutenzione e via dicendo. Conservazione e tutela che deve essere demandata alle singole responsabilità regionali, non solo per la maggior agilità dei provvedimenti necessari, ma anche per lindividuazione rapida delle eventuali incurie, e soprattutto per lazione costante, morale e educativa, che le istituzioni locali, pubbliche e private, possono promuovere affinché i beni culturali siano considerati tuttaltro che semplici ornamenti, ma un patrimonio di bellezza e memoria che scandisce, nel tempo, il grado di civiltà di una nazione. Diceva Longanesi che lItalia è il paese delle celebrazioni e delle inaugurazioni ma non delle... manutenzioni. Meno fuochi dartificio, per favore, e più concretezza nelle intenzioni e nei risultati.