Cinque strigliate dalla Regione, il Comune le accetta a metà C'era una volta il Prg fine anni '90 che posò la matita su piazza del Luogo Pio: ma la rinchiuse all'interno di un quadrilatero di fabbricati riducendola a cortile interno. C'era una volta il piano di recupero urbano che fece gongolare Consabit e Comune: miliardi (di lire) dal governo per un progetto che, con un po' di cemento, aveva l'ambizione di togliere le ultime macerie postbelliche e riaprire l'antico canale di viale Caprera (ma ne è rimasto solo uno strampalato moncone incompiuto). C'era una volta uno dei duelli più incandescenti degli ultimi anni a Palazzo civico: consiglieri che minacciano di incatenarsi alle ruspe, richieste di referendum e assemblee al calor bianco. Tutto questo è il menù che torna in tavola a Palazzo civico: oggi la quarta commissione consiliare punta i riflettori sulle varianti urbanistiche "Piazza del Luogo Pio-Il Refugio" e "Viale Caprera". E' l'ultimo passaggio in vista dell'ok finale. Non è dato sapere se e in che modo entrerà in questa partita urbanistica la vicenda del nuovo polo museale ricavabile dai 1030 metri quadri ad uso pubblico che il Comune si ritroverà in mano a fine operazione (così come una dozzina di appartamenti a affitto concordato, con canoni del 25-30 al di sotto degli standard di mercato e niente vendita per 25 anni). Sul cammino della pratica è arrivata una sventagliata di osservazioni da parte della Regione Toscana, Direzione generale delle politiche territoriali e ambientali. Cinque in tutto. In pratica al Comune è stata rimproverata la mancanza di «adeguato quadro conoscitivo» in fatto di: 1) «analisi del tessuto urbanistico storico e tipologico-architettonico»; 2) specifiche indicazioni su verde e arredo urbano; 3) approfondimento di aspetti tipo «depuratore, acquedotto, energia e smaltimento rifiuti», ma anche mobilità e parcheggi, in rapporto al «carico urbanistico insediabile». Di più: nel mirino i «nuovi parametri urbanistici introdotti», soprattutto per quanto riguarda le altezze di edifici che arrivano a 20 e a 11 metri. A giudizio dell'architetto della Regione, non solo «non sono sufficienti a garantire la qualità architettonica degli interventi» ma «non sembrano supportati da adeguate ricerche storiche riguardo le volumetrie demolite». Cosa risponde il Comune? In realtà, Palazzo civico prova a dribblare lo scontro istituzionale sia pure fra i tecnici delle due amministrazioni. Ne accoglie (assai parzialmente) tre e ne rispedisce al mittente due. L'accoglimento è di fatto un pacco di elaborati che, secondo quanto spiega l'amministrazione municipale, non era formalmente allegato alla delibera ma di fatto consegnato e discusso con i consiglieri comunali. Occhi puntati sulle mappe catastali del 1824 per attestare che è in linea con l'identikit del passato quanto previsto in piazza del Luogo Pio con il progetto-bis: eliminato un fabbricato lato via degli Ammazzatoi. Anzi, a chi ribatte che la colata di cemento farà sparire la piazza, da Palazzo civico si risponde che ne salteranno fuori quattro: di fronte alla chiesetta; fra l'abside e i Bottini dell'Olio; davanti a San Ferdinando; all'interno del fabbricato previsto al posto degli attuali giardinetti di viale Caprera. Troppo cemento? Per il Comune non è altro che una redistribuzione delle previsioni del regolamento urbanistico. Il Comune nega la fondatezza di altri due rilievi: la Regione chiede l'applicazione del proprio regolamento 4R del febbraio 2007 perché l'ok in consiglio comunale è arrivato a notte fonda un'ora dopo l'entrata in vigore di tale nuova disciplina. Replica il Comune: l'iter di adozione è iniziato prima ed è nero su bianco all'articolo 13 che le procedure di valutazione integrata si applicano solo dopo 90 giorni dal varo. E le opposizioni? Rifondazione con il leader Trotta prende la parola per dire che è «indubbia l'esigenza di riqualificare» ma il piano «carica pesantemente viale Caprera» con nuovi fabbricati senza recuperare quel che c'è: soprattutto nella parte da San Ferdinando all'Erta dei Risiatori, sono «insopportabili» le altezze e le dimensioni. A maggior ragione in una zona dove sono cresciuti nuovi alloggi con l'operazione ex Paradisino («da noi duramente contestata») e con la «disastrosa vendita ai privati del "Pane quotidiano"». Trotta chiede un «cammino istituzionale» che minimizzi l'impatto che il piano avrà sul quartiere e invita a «un dialogo proficuo con i residenti».