L'INTERVENTO Ancora una volta il dibattito che si è aperto sulla questione del rapporto tra la regione Toscana e lo Stato in materia di beni culturali e sulla proposta regionale di maggiore autonomia, rischia di deragliare per le solite incomprensioni e polemiche. Bene ha fatto l'assessore Siliani a richiamare alcuni paletti certi e fuori discussione derivanti dalla riforma del Titolo V Costituzione, in cui si lascia allo Stato la competenza normativa esclusiva per la tutela del patrimonio e alle Regioni la facoltà di chiedere, previa legge statale, di svolgere anch'esse alcune di quelle competenze. Su questo non si discute. Come pure sul significato costituzionale di Repubblica, in cui sono compresi anche Comuni e Regioni. Tuttavia la discussione si infiamma con gli allarmi che alcuni soprintendenti e intellettuali lanciano sul rischio di deriva che vi sarebbe nel caso in cui regioni assumessero competenze, non solo per la valorizzazione, ma anche per la tutela del patrimonio, limitandosi a chiedere che tutto rimanga com'è, in mano allo Stato. Su questo insisto nel dire che si tratta spesso di processi alle intenzioni e di giudizi che non tengono conto delle capacità effettive, già dimostrate, da regioni come la Toscana, la quale con la sua proposta, non vuole certo introdurre elementi secessionisti, ma portare un contributo maggiore e più qualificato all'azione complessiva di tutela messa in campo dalle istituzioni, a sensazione purtroppo, è che il Ministero conduca una battaglia fatta per lo più di questioni di potere e che talune soprintendenze, invece di accogliere posteriormente la disponibilità delle regioni ad una maggiore collaborazione, in modo non subalterno ma paritario, le accusano di voler attentare all'integrità e alla sicurezza dei beni culturali. Dobbiamo quindi sgomberare il campo dagli equivoci e chiarire che la Toscana è certamente rispettosa al massimo dell'unità della Repubblica e dei valori e dell'ordinamento che la garantiscono, nonché della validità e dell'autonomia del ruolo dei soprintendenti. Se vi è dunque accordo sulle finalità e sui valori che ci spingono ad avere più cura dei nostri musei e delle nostre chiese, il problema risiede nella scelta dei modi e degli strumenti e per questo diventa quanto mai utile raccogliere e rilanciare l'appello lanciato su questo giornale da Vannino Chili. Il Presidente Martini ha più volte detto che la proposta di maggiore autonomia, che dovrà essere presentata la al Governo, rappresenta una base di partenza mi-gliorabile. Quella proposta può dunque essere un'occasione per avviare un confronto responsabile con le forze politiche dell'opposizione a livello regionale e locale a cui, sono certo, il centrosinistra non si sottrarrà.
Troppi equivoci sui beni culturali
L'assessore Siliani ha richiamato alcuni paletti certi sulla questione del rapporto tra la Toscana e lo Stato in materia di beni culturali. La discussione si è infiammata con gli allarmi dei soprintendenti e intellettuali sul rischio di deriva se le regioni assumono competenze per la tutela del patrimonio. La Toscana vuole introdurre un contributo maggiore e più qualificato all'azione di tutela, ma il Ministero condurrebbe una battaglia di potere. Le soprintendenze accusano le regioni di voler attentare all'integrità e alla sicurezza dei beni culturali. Il problema è nella scelta dei modi e degli strumenti.
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