Grandi musei e piccole realtà, pinacoteche, antiquaria, rare collezioni, strutture regionali e locali. Come valorizzare l'immenso patrimonio artistico? Qual è lo stato dell'arte dei musei siciliani? Domande che in molti si sono posti: la rete dei musei etno-antropologici degli Iblei, con il convegno "Museologica" a Palazzolo Acreide; Legambiente-Sicilia, nel presentare lo scorso febbraio la nuova campagna "Salva il museo"; il 'cartello' delle associazioni a difesa dei beni culturali lanciando l'appello sulla precarietà della questione-musei a Palermo, e ultimo, solo in senso cronologico, l'incontro organizzato dalla casa editrice Kalòs, con la museologa di fama mondiale Alessandra Mottola Molfino, storica dell'arte ed esponente dell'Icom (International council of museums) che ha visitato più di 90 musei siciliani e ha riaperto il dibattito sull'annosa questione. Nella prima metà del '700, la rivalutazione delle radici classiche della cultura europea aveva spinto gli eruditi francesi, tedeschi, inglesi, russi, ad intraprendere il Grand Tour in Sicilia e a raccontare ai propri connazionali, attraverso cronache dettagliate, le bellezze naturali-artistiche-architettoniche della Terra del Mito. Nobili collezionisti di antichità, come il Principe di Biscari a Catania, li guidavano alla scoperta delle loro collezioni, che non comprendevano soltanto reperti antichi, ma anche cimeli storici e gabinetti di fisica e storia naturale, attivando un flusso virtuoso di cultori del patrimonio siciliano. Questo trend andò avanti fino a tutto l'800, quando la Casa Museo dell'il lustre mecenate Agostino Gallo, una straordinaria pinacoteca, era tappa obbligata per chi visitava Palermo. E oggi che cosa trovano i viaggiatori nell'isola? La situazione non è certo delle migliori, a cominciare proprio dalla maggior parte dei dipinti della collezione Gallo che languono nei magazzini di alcuni musei romani. Il museo archeologico Antonio Salinas e la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, a Palermo, fermé contemporaneamente, così come, a Siracusa, il museo Paolo Orsi e la Galleria di Palazzo Bellomo. Il museo di Castello Ursino a Catania è inagibile da quarant'anni e il Parco archeologico che ospita il museo di Naxos la più antica colonia greca è invaso dalle erbacce dell'incuria. Il museo diocesano di Enna è chiuso al pubblico da quindici anni. E ciliegina sulla torta, il Museo della Villa romana del Casale, a Piazza Armerina, visitato ogni anno da quasi mezzo milione di turisti che accorrono da tutto il mondo per ammirarne i mosaici, pare sia privo dell'elementare servizio "civile" dei bagni pubblici. Da est ad ovest, da nord a sud, è sempre più raro in questo momento trovare in Sicilia strutture espositive degnamente fruibili che portino consistenti flussi di turisti a sostare nell'isola, nonostante si abbia tutti la consapevolezza che il turismo culturale rappresenti un 'insostituibile opportunità di sviluppo. Per la quasi totalità dei musei siciliani è impossibile da tempo fare acquisizioni, le risorse sono scarse, il buio culturale sempre più evidente. E' un momento critico, la politica è latitante e minaccia tagli alla spesa. Occorre trovare soluzioni concrete e urgenti per questa regione che ha nell'ingente patrimonio culturale il suo punto di forza, quel volano, quel traino tanto evocato quando si parla di economia e occupazione. L'anteprima sul volume "Viaggio nei musei siciliani" della Mottola Molfino - già direttore del museo milanese Poldi Pezzoli - di prossima pubblicazione nella collana "Piccola Biblioteca d'Arte", diretta da Davide Lacagnina, della casa editrice Kalòs di è stata l'ennesima occasione, fortemente voluta dall'editore Nicola Sieli, per invitare al dibattito e tenere alta l'attenzione sul tema. Forti sono state le perplessità degli operatori del settore di fronte alle evidenziate "scelte-non scelte" di programmazione museale. E' davvero così difficile mettere d'accordo visitatori e istituzioni? Quali priorità nella spesa per la cultura? Quali strategie di comunicazione vengono adottate per rendere l'offerta museale siciliana appetibile? Il profilo del turista del terzo millennio è infatti lontano dalla romantica figura del voyageur e assume sempre più le sembianze del fast-visitors, un turista "mordi e fuggi", che raggiunge i "luoghi di culto" con gli autobus o con le navi da crocie ra e non riesce a vedere realmente, e a godere del territorio e dei suoi inestimabili tesori. Alessandra Mottola Molfino, sostenitrice della qualità più che del numero dei visitatori, proporrà con il suo taccuino uno slow tour per tutta l'isola, visite in controtendenza alla ricerca di musei di tutti i generi e di un tempo forse non irrimediabilmente perduto. La Sicilia é sottoposta a sistematiche spoliazioni dei suoi beni strappati dalle chiese, dai musei, dai palazzi e più recentemente anche dai fondali marini. Non basta allora abbandonarsi all'idea che questa era la capitale del Mare nostrum, crocevia di civiltà, culla delle culture. Non basta neanche crogiolarsi sul fatto che la Sicilia possieda una parte considerevole del patrimonio artistico nazionale, se non si è in grado di dare un senso a tanta bellezza e ricchezza. Il rischio a cui si va incontro è enorme, c'è il pericolo per il sistema museale dell'isola di inabissarsi di fronte ai mille problemi di natura esposit iva, conservativa e della sicurezza, nel tentativo di farne a tutti i costi uno strumento di profitto.
Niente fondi né progetti: SOS per i musei siciliani
La Sicilia è afflitta da una grave crisi museale, con molti musei chiusi o inagibili, e una carenza di risorse per l'acquisizione di nuovi reperti. La situazione è aggravata dalla mancanza di una politica culturale efficace e dalla minaccia di tagli alla spesa. L'ingente patrimonio culturale dell'isola è un punto di forza per l'economia e l'occupazione, ma non è sufficiente per salvare il sistema museale. La direttore del museo milanese Poldi Pezzoli, Alessandra Mottola Molfino, ha lanciato un appello per un cambiamento e ha proposto un "slow tour" per scoprire i musei siciliani in modo più autentico.
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