II biglietto è uguale per tutti L'ingresso nei siti monumentali italiani non può comportare una discriminazione tra i visitatori residenti ed i turisti. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia europea, la cui sede è nel Lussemburgo, che ha condannato l'Italia per aver riservato tariffe più favorevoli per l'ingresso in istallazioni culturali municipali o decentralizzate ai soli cittadini italiani o alle persone residenti nel territorio degli enti locali che le gestiscono. Ed anche se la regolamentazione rientra nella competenza esclusiva delle Regioni - hanno fatto sapere da Lussemburgo - lo Stato resta «il solo responsabile dell'osservanza degli obblighi comunitari». Si tratta di un orientamento che nei siti archeologici della Regione è già stato recepito, ma che può avere invece influenza nelle istallazioni museali di competenza dei Comuni, molti dei quali usano fare differenziazioni tra i residenti ed i visitatori stranieri. Ma non solo: la Commissione ha effettuato indagini in esito alle quali ha concluso che il regime tariffario preferenziale applicabile a persone di età superiore ai 60 o 65 anni per l'ingresso in diversi musei italiani - ma vige ad esempio anche nel Parco archeologico della Valle dei templi che è una istituzione regionale - comporta effettivamente discriminazioni. «Noi siamo d'accordo con quanto stabilito dalla Corte europea - ha detto l'assessore regionale ai Beni culturali Fabio Granata -. Per noi l'ingresso gratuito più importante è quello per gli studenti perché la visita ai nostri siti deve avere un carattere didattico. Su questo principio - ha concluso Granata -non arretreremo». Basta soltanto che venga esteso a tutti i cittadini dell'Unione europea. Circostanza che nei siti regionali è già una regola e che tra poco troverà applicazione anche nelle strutture di competenza comunale. Nella sua sentenza la Corte di Giustizia ha ricordato che è vietata una normativa nazionale (ed anche regionale) riguardante l'ingresso nei musei di uno Stato membro che comporti una discriminazione a danno dei soli turisti stranieri. L'Italia, alle contestazioni che arrivavano da Lussemburgo, si è giustificata sostenendo che c'erano criteri di ordine economico e fiscale: da un lato, ha ricordato i costi derivanti dalla gestione dei beni culturali e, d'altro lato, ha sostenuto che tali agevolazioni costituirebbero il corrispettivo del pagamento delle imposte mediante le quali i residenti partecipano alla gestione dei siti considerati. Il governo italiano ha inoltre presentato l'argomento secondo cui i regolamenti che istituiscono le agevolazioni tariffarie non rientrano nella sua competenza, ma in quella degli enti locali (la Sicilia ha infatti competenza esclusiva nei beni culturali). I giudici comunitari però hanno respinto questa «giustificazione»: «Uno Stato membro è il solo responsabile nei confronti della Comunità del rispetto degli obblighi comunitari». La Corte ha così dichiarato che l'Italia ha violato i principi comunitari della libera prestazione dei servizi e di non discriminazione, riservando agevolazioni tariffarie discriminatorie per l'ingresso a beni culturali a vantaggio dei cittadini italiani o delle persone di età superiore a 60 o 65 anni residenti nel territorio degli enti locali che gestiscono le attività in questione. Si tratta di una sentenza che taglia la «testa al toro» in molte realtà siciliane, a cominciare per esempio da Agrigento, dove c'è il primo e finora unico Parco archeologico (visitato nel 2002 da 681 mila turisti). Dal 2001 è stato introdotto il biglietto d'ingresso per tutti (esclusivi soltanto gli under 18 e per gli over 65 comunitari) ma sono state finora molte richieste (compresa una mozione del Consiglio comunale) per far sì che la Regione stabilisca l'ingresso gratuito per gli agrigentini nei siti archeologici. Ora anche l'Europa ha detto no.
Musei. Italia condannata dalla Corte di giustizia: vietate le discriminazioni con stranieri e forestieri
La Corte di Giustizia europea ha condannato l'Italia per aver riservato tariffe più favorevoli per l'ingresso in istallazioni culturali municipali o decentralizzate ai soli cittadini italiani o alle persone residenti nel territorio degli enti locali che le gestiscono. La sentenza stabilisce che lo Stato è responsabile dell'osservanza degli obblighi comunitari e che il regime tariffario preferenziale applicabile a persone di età superiore ai 60 o 65 anni per l'ingresso in diversi musei italiani comporta effettivamente discriminazioni.
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