LUCCA. È assolutamente indispensabile che gli uffici pubblici rimangano in centro e la Provincia deve quindi rinunciare al progetto di trasferire i propri nel nuovo polo accanto alla stazione. Lo dice il presidente di Italia Nostra, arch. Roberto Mannocci, che interviene nel dibattito sui progetti del Piano di sviluppo per il centro storico (Piuss): «Tra gli edifici inseriti all'interno della bozza è compreso anche il Palazzo Pubblico o Palazzo Ducale che rappresenta il simbolo della comunità lucchese (da sede del governo degli anziani, a sede del Ducato a sede dell'amministrazione provinciale) - dice Mannocci -. Ma in questo grande "contenitore", rimasto per gran parte "non finito", si sono accatastate nel tempo funzioni ancor oggi presenti che in qualche modo ne inficiano una possibile completa fruizione e valorizzazione». Per il presidente di Italia Nostra, l'operazione di recupero e di riqualificazione iniziata un decennio addietro dall'amministrazione provinciale non ha ancora portato alla liberazione funzionale di parti importanti del complesso, che invece è indispensabile perseguire: «Ci riferiamo sia ai locali della residenza di rappresentanza del piano nobile oggi in assegnazione alla prefettura, sia ai sottostanti locali del mezzanino che costituivano la residenza "ordinaria" dei Governanti ed oggi occupati dagli uffici provinciali, ma che offrono, se degnamente recuperati e restaurati, aspetti interessantissimi - aggiunge Mannocci -. Ora proprio la possibilità di pubblica visita e lettura di questi ambienti, per gli aspetti artistici e storici che offrono, mentre ne garantirebbero la migliore conservazione darebbero al palazzo la dimensione di una vera attrattiva turistica che le limitate parti già recuperate "quali il quartiere di parata" non sono assolutamente in grado di assolvere. «Pertanto un progetto di riqualificazione del Palazzo Ducale non può prescindere da queste priorità: allontanamento di una parte degli uffici provinciali (naturalmente sempre all'interno del centro storico per non far perdere funzioni vitali alla sua sussistenza) e trasformazione museale dell'ala prefettizia (la più bella, in assoluto, di tutto il complesso e comprendente gli appartamenti del re e della regina), magari attivando anche un'azione per il recupero di parte degli arredi originali oggi presso Palazzo Pitti a Firenze». Mentre per gli uffici sembra che si stia studiando lo spostamento nell'edificio sud del cortile degli Svizzeri (ammesso che sia possibile a sua volta lo spostamento dell'attuale comando dei carabinieri), per la seconda sembra che non ci sia niente in programma. Italia Nostra, invece, propone di integrare il Progetto Piuss con la realizzazione di un Museo di Palazzo Ducale, con conseguente spostamento della prefettura e dell'appartamento del prefetto in altro palazzo urbano, ugualmente funzionale e ugualmente prestigioso come si conviene al ruolo istituzionale da assolvere. «Sottolineiamo, poi, l'assoluta necessità che gli uffici pubblici provinciali, comunque sia, vengano mantenuti all'interno del centro storico, rinunciando - sostiene il presidente di Italia Nostra - definitivamente all'iniziativa della provincia di costruirli ex novo nell'area dello scalo merci ferroviario come già previsto nel piano di recupero di quell'area. «Se la funzione direzionale (come quella della residenza stabile) deve rimanere nel centro storico (se non vogliamo trasformare la città in una banale Luccaland turistica) suggeriamo che oltre ai locali del cortile degli Svizzeri si guardi anche ai locali delle Imposte Dirette, adiacenti al Palazzo Pubblico e anch'essi inseriti nel progetto Piuss, che scelleratamente è stato deciso (e permesso) di svuotare per collocarli nell'area di Guamo. Funzionalità degli uffici e tutela delle funzioni del centro storico sarebbero garantite. «Per la valorizzazione del Palazzo - conclude l'arch. Mannocci - non può non affrontarsi la configurazione dei due cortili e in particolare del cortile Carrara, ove risalta l'incoerente impianto all'interno delle aiuole, negli anni '50 del secolo scorso, di alberi di cedro che la struttura "a pozzo" del cortile ha reso ancor più invadenti, pericolosi e" filanti" per la ricerca della luce».