I carabinieri della compagnia di Pozzuoli, diretti dal capitano Alessandro Mucci, hanno scoperto all'interno di due abitazioni della zona di Cuma e di Licola mare numerosi reperti archeologici, di varia grandezza e soprattutto risalenti a varie epoche, del valore di alcuni milioni di euro. Quattro persone, un 56enne di Monte di Procida, e tre giovani di Bacoli di 31, 29 e 33 anni le cui generalità non sono state fornite dagli inquirenti, sono stati denunciati con l'accusa di ricettazione e impossessamento illecito di beni culturali dall'alto valore economico e archeologico. Beni di proprietà dello Stato, ma che in realtà erano stati trafugati dai quattro tombaroli, trovati in possesso anche di uno speciale strumento lungo un metro e mezzo che fungeva da particolare sondino da utilizzare per monitorare le profondità del terreno, in modo da scoprire la eventuale presenza di reperti posti all'interno di tombe o ville di epoca romana. Una capillare attività di ricerca e scavo completamente illegale, secondo i militari del nucleo radiomobile e della compagnia di Pozzuoli che hanno compiuto il più grande sequestro avvenuto negli ultimi anni nell'intera zona flegrea: all'interno di un sottoscala e di un garage nella disponibilità dei quattro denunciati, sono stati trovati 119 reperti archeologici. Frammenti di ceramiche, anfore, vasi e statuette databili tra il quarto e il terzo secolo avanti Cristo; ma anche lucerne e monete che il personale della sovrintendenza per i beni archeologici di Napoli e Pompei ritiene sia di provenienza dell'area cumana-flegrea. «Reperti archeologici dal valore ingente, per certi aspetti inestimabile», hanno stimato i tecnici incaricati dai carabinieri di compiere un preliminare e superficiale accertamento. Ma ci vorranno alcune settimane per analizzare nel dettaglio e catalogare tutti i reperti. Solo allora si potrà avere un quadro più dettagliato. Per adesso solo stime, ma quanto basta per dare il senso di un sequestro che ha avuto il duplice merito di infliggere una mazzata tremenda ai «predatori di tombe», oltre ad offrire nuovi spunti agli archeologici e agli studiosi della sovrintendenza, che potranno analizzare i frammenti dei vasi trovati e fornire una mappa aggiornata dei ritrovamenti. Bocche cucite e massimo riserbo dall'ufficio archeologico di Cuma, diretto da Paolo Caputo e dalla sovrintendenza unica di Napoli e Pompei, la nuova sovrintendenza nata nell'aprile scorso dalla fusione dei due uffici archeologici di Napoli e Pompei e guidata dal professor Pietro Giovanni Guzzo. Ieri sono andati avanti per alcune ore gli accertamenti archeologici per capire l'esatta provenienza dei reperti e per datarli in modo più preciso possibile. Una inchiesta complessa, quella condotta dai carabinieri, che tende a verificare se negli ultimi mesi ci siano stati furti all'interno delle aree di scavo aperte tra Cuma, dove c'è l'area archeologica, e la zona periferica di Pozzuoli. L'importante operazione messa a segno nella notte tra domenica e lunedì arriva ad appena alcuni mesi di distanza da un altro blitz compiuto dal nucleo subacqueo del comando provinciale di Napoli, che ritrovò a bordo di due imbarcazioni ancorate nella zona di Baia, composte da un equipaggio di quattro turisti belgi, alcuni vasi ed anfore di epoca romana.
CAMPANIA - Pozzuoli. Scacco matto al fiorente mercato del riciclaggio delle opere archeologiche trafugate nella zona flegrea.
I carabinieri della compagnia di Pozzuoli hanno scoperto numerosi reperti archeologici in due abitazioni della zona di Cuma e di Licola mare. I reperti, di varia grandezza e valore, sono stati trovati in possesso di quattro persone, accusate di ricettazione e impossessamento illecito di beni culturali. Tra i reperti trovati, frammenti di ceramiche, anfore, vasi e statuette databili tra il quarto e il terzo secolo a.C. I reperti sono stati trovati in un sottoscala e in un garage nella disponibilità dei quattro denunciati. I tecnici hanno iniziato a analizzare i reperti e stanno lavorando per catalogarli.
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