Lo stato e la gestione della Reggia di Caserta hanno catturato l'attenzione della politica nazionale, anche alla luce della visita in provincia di Caserta del ministro ai Beni culturali Sandro Bondi. L'intenzione è di fare di più per il monumento tra i più visitati d'Italia, il cui stato inizia a destare preoccupazione tra addetti ai lavori e non. A innescare la miccia è già stato, anche a seguito dell'inchiesta del Mattino, il deputato del Partito democratico Stefano Graziano, che ha sottoposto al ministro per i Beni culturali un'articolata interrogazione; ma adesso è lo stesso ministro a rilanciare. Per l'edificio vanvitelliano, Bondi intravede la possibilità di un'autonomia gestionale e dice a chiare lettere che va valutata con attenzione la proposta di legge del deputato del Pdl Giovanna Petrenga. «Mi dispiace che il ministro Bondi - ha evidenziato Graziano - non abbia ancora risposto alla mia interrogazione e allo stesso tempo, però, pensi a un disegno di legge che attiene alla gestione della Reggia. Invece io suggerisco a Bondi che, piuttosto che pensare a un disegno di legge, ha la possibilità di adottare un provvedimento più rapido che è il decreto ministeriale. Così potrebbe istituire una sovrintendenza speciale, in Italia ce ne sono già sei, e di conseguenza autonoma, in tal modo il disegno di legge è superfluo, oltre che avere dei tempi di attesa più lunghi. Se davvero il ministro ha a cuore il bene della Reggia vanvitelliana allora adotti subito un decreto, in tal modo darebbe grande forza allo sviluppo, fermo restando quello che sta facendo il sovrintendente nei limiti e nelle possibilità che ha e di questo gliene va dato atto». Non ci sono dubbi per Graziano: «Il ministro è di fronte ad un bivio, o pone in essere un decreto, ed ha la possibilità di farlo subito senza fare propaganda, oppure il tema di fondo è economico, visto che per i prossimi tre anni sono previsti tagli per il capitolo beni culturali e allora bisogna mettere in campo un'azione più forte. Se Bondi decidesse di avviare queste azioni concrete ci sarebbe anche la mia firma - ha concluso il parlamentare del Pd - ad avallare l'eventuale provvedimento, perché significherebbe mettere la Reggia al centro della politica culturale ed avendo la possibilità di rimetterla in sesto». Intanto Graziano ha proseguito: «Bondi rispondesse prima alla mia interrogazione è poi è chiaro che servono poteri straordinari per uno dei monumenti più importanti d'Italia, che sta dando gravi segnali d'allarme». Sottrarre la Reggia di Caserta al degrado rendendola fulcro di tutti i siti e musei borbonici della regione si può. La soluzione, secondo la bozza di legge depositata la scorsa settimana dalla deputata Giovanna Petrenga, e presentata alla stampa ieri mattina, è tutta in una formula: autonomia di gestione. La proposta prevede anche l'istituzione di un Museo Borbonico attrattore dell'intero patrimonio campano da valorizzare e tutelare. «La proprietà e la gestione del personale resterà allo Stato - sottolinea la parlamentare - mentre sarà delegato ad un comitato il rilancio del bene e la sua integrazione con il territorio». All'incontro di ieri, presso la sede casertana da Forza Italia, la Petrenga ha illustrato i punti salienti della sua proposta, invitando istituzioni e cittadini ad intervenire con suggerimenti e proposte ulteriori da inserire nella bozza, prima dell'avvio istituzionale all'approvazione. Con lei, al tavolo dei conferenzieri, il senatore Carlo Sarro e il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino. Quest'ultimo non ha mancato di ricordare il progetto a tutto tondo messo in campo dal Governo per ripulire la Campania dagli scempi operati dai governi passati. «In pochi mesi è stato affrontato e risolto il problema rifiuti, l'emergenza criminalità, e le azioni continuano - ha sottolineato Cosentino - eppure ciò non basta. Per chiudere il cerchio occorre puntare sul rilancio dell'economia e dell'occupazione. Il turismo è la quadratura del cerchio e Caserta ne sarà il centro». Quattro gli articoli della proposta che gode dell'appoggio del gruppo parlamentare di Terra di Lavoro e del ministro Bondi. «La Reggia godrà dei suoi stessi incassi, senza doverli prima versare allo Stato e poi riaverli di gran lunga decurtati - spiega la Petrenga -. Ospiterà al suo interno un museo, utilizzando gli spazi che presto saranno lasciati liberi dall'Aeronautica militare. Al suo interno saranno conservati, catalogati, restaurati ed esposti i tesori borbonici, con scambi e acquisti anche da altri musei nazionali ed internazionali. Sede anche di bookshop, centri d'accoglienza e corsi di laurea in restauro, il Museo contribuirà a rendere la Reggia un centro d'eccellenza di respiro internazionale». Enti pubblici e privati lavoreranno insieme anche per aprire la Reggia al territorio, creando quell'indotto economico ed occupazionale che Caserta reclama da sempre. E nelle sua proposta la Petrenga non ha dimenticato il Real Sito di Carditello, casino di caccia borbonico restaurato con 5 milioni di vecchie lire grazie agli utili del Lotto eppure abbandonato e mai reso visitabile. «Carditello è un tesoro privato, poiché appartiene al Consorzio di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno - spiega - ma, con l'approvazione della mia proposta, rientrerebbe nella gestione di tutto il patrimonio borbonico del territorio operata da un comitato». Il Comitato vedrebbe intorno allo stesso tavolo di lavoro la Soprintendenza, la Regione, la Provincia, enti privati, e i sindaci di tutti i comuni sul cui territorio vi sono beni borbonici. Una fondazione, quindi, avente un regolamento adottato dal Ministero per i Beni Culturali, di concerto con il Ministero dell'Economia e Finanza, e che stabilisca le norme per il funzionamento amministrativo-contabile e per la disciplina del servizio di cassa. Pompei, Napoli, Venezia, Roma, Firenze, esempi da seguire quindi per Caserta che, seppur baciata dall'Unesco, non ha mai potuto fregiarsi del titolo di «città turistica».