Una camera riverberante per eliminare tutti i parassiti presenti nel legno L'ultimo miracolo di San Leone Magno è stato presentato da tre scienziati italiani durante l'incontro annuale della Società internazionale di bioelettromagnetismo Bems (Bioelectromagnetic Society) che si è tenuto questa estate a San Diego. Il 45 Papa, morto nel 461 e venerato anche dalla Chiesa Ortodossa, è stato il protagonista di una nuova tecnica tutta italiana di restauro basata sulle microonde. Coordinatore del progetto è Bruno Bisceglia, professore del Dipartimento di Ingegneria elettrica e informatica dell'Università di Salerno e padre gesuita. È grazie a lui che il progetto di San Leone Magno ha potuto realizzarsi, attraverso una collaborazione inedita tra Università, Diocesi di Alife-Caiazzo in provincia di Caserta, istituzioni per la conservazione e il recupero di Beni culturali ed Emitech, una Pmi a elevata tecnologia che opera a Molfetta, in provincia di Bari. Racconta Bisceglia: «La nostra tecnologia vede come protagoniste le microonde, le radiazioni elettromagnetiche con le quali ad esempio si riscaldano i cibi nei forni domestici». Queste onde possono essere utilizzate non solamente per cucinare, ma anche per eliminare i parassiti nocivi che rovinano le opere d'arte divorandole dall'interno. Il cuore di questa tecnologia è la camera riverberante: una sorta di grande scatola all'interno della quale le onde sono diffuse in maniera uniforme. «Nei tradizionali forni a microonde spiega Bisceglia le radiazioni elettromagnetiche si propagano secondo alcune direzioni privilegiate», ed è per questo che occorre ruotare il cibo perché sia cotto uniformemente. Al contrario, nella camera riverberante una serie di riflessioni permette di fare arrivare le onde da tutti i lati dell'oggetto da bersagliare; un obiettivo non semplice da raggiungere, che è stato centrato «grazie alla proficua collaborazione che abbiamo con i tecnici di Emitech». È la prima volta che si sperimenta questa tecnologia su un'opera d'arte tutelata, perché fino a oggi si erano condotti solamente dei test, realizzati su manufatti di laboratorio privi di valore artistico. Non si è trattato comunque di un'operazione "alla cieca", che avrebbe comportato rischi di danno al prezioso bene. Come spiega lo scienziato gesuita: «Si dispone oramai di un bagaglio di conoscenze acquisite con svariate prove di laboratorio, i cui risultati sono stati presentati in diversi convegni scientifici internazionali». «La statua di San Leone Magno, conservata nella Chiesa cattedrale della Diocesi di Alife-Caiazzo, è un'opera lignea del XVII secolo di grande valore che si trovava però in pessime condizioni e deperiva a vista d'occhio. Per potere affrontare il restauro era necessario eliminare tutti gli insetti che vivevano al suo interno ed è per questo che si è deciso, dopo avere valutato attentamente tutti i rischi, di utilizzare la cavità riverberante. Inizialmente si è verificata la presenza e la disposizione di chiodi e altri metalli nella scultura. La statua è stata poi collocata all'interno della camera, una sorta di container di circa 9 metri quadrati di base e alta più di due». Durante l'esposizione alle radiazioni elettromagnetiche la temperatura di San Leone era costantemente monitorata attraverso sensori e rilievi termografici. La disinfestazione è avvenuta con un riscaldamento lento e progressivo prendendo tutte le precauzioni per evitare qualsiasi danno al bene artistico, e sono state raggiunte temperature più che sufficienti per distruggere tutti gli insetti, comprese le uova. «Uno dei vantaggi di questa tecnologia spiega Bisceglia è che la disinfestazione con le microonde richiede molto meno tempo rispetto ai giorni e alle settimane necessarie nei trattamenti chimici che oltretutto impiegano sostanze tossiche. Inoltre non si ha nessun effetto inquinante nell'ambiente e nessun pericolo per gli operatori». I risultati sono stati più che soddisfacenti, e la statua irradiata non ha subito il minimo danno. L'utilizzo della cavità riverberante per la disinfestazione delle opere d'arte ha suscitato molto interesse e il gruppo italiano ha ricevuto l'approvazione e l'incoraggiamento dalla comunità scientifica internazionale che ha fornito diverse osservazioni per migliorare o perfezionare il trattamento. In realtà, però, il team di Bisceglia non ha intenzione di fermarsi. «Sempre in collaborazione con Emitech vogliamo applicare il metodo per la disinfestazione di oggetti inamovibili, e la Diocesi di Alife-Caiazzo ha già reso disponibili altre importanti opere. In particolare, vogliamo sperimentare questa tecnologia sulle mura storiche di Alife per ripulirle dai vegetali che le infestano». Al momento sono in corso studi e sperimentazioni di laboratorio per indagare sulla possibilità di influire sulla «degradazione lapidea» con esposizione a microonde. San Leone Magno, quindi, sta aprendo la strada per una nuova tecnica di restauro. Questo Papa, che un tempo fu un ponte fra Oriente ed Occidente, potrebbe oggi così rivelarsi un ponte moderno tra arte e scienza. Il colore ritrovato Con la spettroscopia Raman si svelano i colori originali. L'acquerello "For to be a Farmer's Boy" dipinto da Winslow Homer nel 1887, aveva oramai perso i colori del cielo. Il pittore americano aveva infatti utilizzato dei pigmenti rosa e gialli che si erano deteriorati nel tempo, con il risultato che il giovane del dipinto sembrava perdersi in un orizzonte bianco. Richard Van Duyne, dell'Università Northwestern di Evanston, nell'Illinois, ha utilizzato la spettroscopia Raman per individuare le tracce delle molecole organi che dei colori originali. L'interazione tra radiazione laser e nanoparticelle ha permesso di scoprire la tinta esatta scelta da Homer: un equilibrio di tonalità che dà alla sua opera un sapore completamente inedito. www.artic.eduaic collectionsexhibitions homerresource624 La mummia sotto sale Da Marte alle mummie. La società californiana inXitu, in collaborazione con il Getty Conservation Institute, ha trasformato uno strumento a diffrazione di raggi X e fluorescenza sviluppato dalla Nasa in una tecnologia per salvare le opere d'arte. Il team di Philippe Sarrazin ha utilizzato questo apparecchio, progettato per la missione di Marte del 2010, in uno strumento per analizzare la superficie delle opere d'arte, capace ad esempio di rilevare la presenza di sali nocivi. L'apparecchio è già stato utilizzato con successo, come è stato raccontato sulla rivista «Nature» da Giacomo Chiari del Getty Conservation Institute, per identificare i pigmenti utilizzati nella mummia di Heracleide, conservata nel Paul Getty Museum. www.getty.eduart gettyguideartObjectDetai ls?artobj15466handleli