Al via domani il Festival. Una spinta per la crescita Nella Capitale, lavorano nel comparto 30mila addetti distribuiti in 624 imprese Un giro daffari di 546 milioni, fra aziende televisive, di produzione e di distribuzione Con la Festa (oggi Festival) del Cinema, che si apre domani, Roma accende i riflettori sullindustria dello spettacolo, un comparto che, dagli anni della Dolce Vita a oggi, la vede protagonista indiscussa del panorama nazionale. Sul tappeto rosso calpestato da star di Hollywood e interpreti nostrani, danzano le cifre snocciolate ieri nello studio promosso dalla Cna e realizzato dalla facoltà di Economia della Sapienza con il contributo della Camera di Commercio di Roma. Il tema è quello delleconomia del cinema e i dati dicono più di tante parole: nellindustria dellaudiovisivo e dello spettacolo Roma mantiene una leadership nazionale con 30.000 addetti, il triplo rispetto a Milano e ben sei volte quelli di Torino. A livello imprenditoriale, la filiera è composta da alcuni grandi gruppi come la Rai e da uninfinità di piccole e medie imprese. Tutti questi settori hanno registrato nellarco di un decennio tassi di crescita del 270 per le produzioni e le distribuzioni audiovisive, del 20 per le attività radiotelevisive e del 144 per quelle dello spettacolo. «Queste aziende ï spiega Lorenzo Tagliavanti, direttore della CNA di Roma ï sono dotate di un forte senso di autoimprenditorialità, che gli ha permesso di sviluppare un sistema locale virtuoso e un enorme mercato capace di garantire migliaia di posti di lavoro e di generare un business di considerevoli dimensioni». Le principali attività di produzione e distribuzione audiovisiva vantano infatti un volume daffari di 546 milioni di euro. Di questi, le quote maggiori appartengono alle imprese di produzione cinematografica (314) e alle emittenti televisive (124). «Quella cinematografica ï spiega Attilio Celant, preside della facoltà di Economia della Sapienza ï è una parte rilevante della ricchezza cittadina, con un indotto che va dal tessile allartistico, dallinformatica alla comunicazione, e fa compiere allarea metropolitana un balzo in avanti in termini di qualità». Roma-città si conferma il cuore della filiera audiovisiva con oltre il 90 degli addetti dellintera provincia. Analizzando poi le attività di produzione, su un totale nazionale di 624 imprese, 433 (69,39) hanno sede nella Capitale. Tra queste la 01 Distribution e Medusa. Sul fronte degli istituti che ricevono un sostegno dal ministero dei Beni Culturali o addirittura partecipati dallo Stato, i protagonisti della celluloide sono sicuramente Cinecittà Holding e il Centro Sperimentale di Cinematografia, due giganti dai piedi dargilla che a settori deccellenza alternano realtà ancora profondamente burocratizzate. Cinecittà nei primi mesi del 2008 è stata al centro di polemiche a causa di una serie di incarichi affidati allesterno per decine di migliaia di euro. Il Centro Sperimentale sta invece oggi attraversando una profonda e necessaria fase di ristrutturazione. La prestigiosa scuola dai cui banchi sono usciti miti del cinema italiano come Michelangelo Antonioni, Steno e Pietro Germi, ha oggi 170 dipendenti e destina circa l85 del suo budget ai costi per il personale. Al fianco dei grandi produttori e dei colossi foraggiati con fondi pubblici, esistono poi una miriade di piccole imprese artigiane che costituiscono la spina dorsale dellintero settore e assicurano a Roma il mantenimento della sua leadership. La loro attività si svolge al di qua e al di là del grande schermo, perché oltre alla produzione e alla distribuzione, un capitolo importante dellindustria cinematografica è rappresentato dagli esercenti, i proprietari delle sale cinematografiche che affrontano un periodo di effettiva difficoltà, dovuto anche alla competizione con i multisala. È questa la denuncia lanciata da Paolo Protti, il presidente dellAnec (lAssociazione nazionale esercenti cinema) che indica il Lazio come una delle regioni più colpite dalle chiusure delle sale, con 20 strutture in meno rispetto al 2003. Per lui il cinema vive e si rafforza solo nella capillarità dellofferta. Unidea che trova ancora daccordo la maggioranza degli amanti del grande schermo, convinti che il sogno di celluloide passeggi più comodamente tra le panche di legno di tanti Cinema Paradiso piuttosto che sulle poltrone ergonomiche di un solo anonimo multisala.