Nelle due ultime settimane i milanesi hanno fatto capire di non voler rinunciare alla loro microstoria, che non è la sorella minore della storia ma quella scritta partendo dal basso, dal privato, dal gruppo sociale di appartenenza. Negli ultimi quindici anni Milano non ha avuto storia, quella con la "S" maiuscola, quella che Cicerone definiva "magistra vitae", maestra di vita, quella che racconta le gesta, quellariostesca "Le donne, i cavallier, larme, gli amori, le cortesie, gli audaci imprese io canto". Non un politico di spicco, non un grande imprenditore, non un banchiere come Raffaele Mattioli (tanto per voltare il coltello nella piaga). Milano ha invece una affollata microstoria e lEcomuseo di Niguarda, presentato una decina di giorni fa, dimostra il desiderio della gente di un quartiere di non essere travolta dalla cattiva cultura del globalismo e dunque fa partire il suo ecomuseo che, come dice la Carta degli Ecomusei, «è unistituzione culturale che assicura in maniera permanente e su un territorio specifico, con la partecipazione della popolazione, le funzioni di ricerca, conservazione, preservazione, valorizzazione di un insieme di beni naturali e culturali rappresentativi di un ambiente e dei modi di vita che vi si sono succeduti». Lecomuseo di Niguarda non è certo il primo in Italia, molti altri lhanno preceduto e a Torino addirittura se ne trovano in diversi quartieri della stessa città, ma è il primo a Milano.