Grande confusione sotto il cielo fiorentino. Mi pare che ormai si affrontino argomenti di tutti i tipi, ma senza nessun criterio razionale. Nella cultura, in particolar modo, la libertà di parola è stata rimpiazzata da parole in libertà. Si parla di «eccellenza», «radici sul territorio», «fondazione sì», «fondazione no», «grattacieli sì», «grattacieli no» eccetera eccetera. Si parla, si ribatte, si controribatte, si mette un tavolo contro laltro, ci si scandalizza, ci si impunta. Nessuno sembra però disposto ad accettare di cambiare prima della natura giuridica di luoghi ed istituzioni, piani regolatori e fondi per lo spettacolo il propria sclerotizzato modo di pensare e governare. Certo non aiuta la mentalità governativa, in particolare quella del ministero dei beni culturali molto confusa riguardo al ruolo che gli compete. Il ministro Bondi si augura di vedere lamico Cascella, scultore recentemente scomparso, onorato alla prossima Biennale di Venezia, fiore allocchiello della cultura contemporanea italiana, fondazione ben gestita ma mal pensata, alla quale i governi di destra, sinistra, centro, basso o alto che siano impongono presidenze e direzioni ma al tempo stesso tagliano fondi mettendola in braghe di tela davanti al mondo intero. Come per dire che è inutile immaginare una Fondazione per gli Uffizi se non si hanno poi limmaginazione e i fondi necessari per renderla efficiente e culturalmente competitiva. Più che fondazioni sono necessarie poche idéefondanti sulle quali costruire il futuro del patrimonio artistico della città. Idee invece non ce ne sono, slogan molti tipo; «un miglior rapporto con il territorio» che quando lo sento, come dice il poeta beat americano John Giorno mi scivola la mano sul revolver. Il Museo Egizio di Torino, preso come esempio ideale di istituzione museale pensante, funziona perchè Torino è una città dove la gestione della cultura funziona bene in tutto il suo insieme non perchè come fondazione ha avuto la libertà di chiamare lo scenografo Dante Ferretti a far ballare le mummie. La panacea di un museo non sono il marketing e la comunicazione selvagge ma la visione a lungo termine della sua direzione. Per quanto riguarda il Maggio Musicale Fiorentino ha non una ma cento ragioni di opporsi ad un ministero che seleziona a vanvera gli enti lirici di Roma e Milano come centri di eccellenza culturale dimenticando il resto dellItalia, da piccole realtà internazionalmente riconosciute come la Societas Raffaello Sanzio di Romeo Castellucci a Cesena o la compagnia di danza fiorentina Virgilio Sieni fino appunto a grandi enti come il suddetto Maggio. Più che le rimostranze però contano i fatti. Rispondiamo con eccellenti programmi a sua eccellenza il ministro. Il vero debito che il Maggio ha è quello morale con la città e le fondazioni che lo sostengono e lo hanno sostenuto. Da quello che cè e non funziona a quello che forse ci sarà e che speriamo funzioni, grattacieli. Intanto è bizzara questa idea di mettere quello che si considera poco bello nelle zone che si considerano brutte rendendole ancora più brutte. I grattacieli quindi a Campo di Marte, zona residenziale ma non protetta. Ora non è che se tutta via dei Macci fosse rasa al suolo e venissero tirati su un paio di edifici ben studiati e disegnati, non gli obbrobri di Novoli, la città perderebbe questa fetta didentità essenziale. Il «tipico» a volte fa più schifo dell«atipico». Ma il punto non è uno o due grattacieli ma piuttosto uno sviluppo urbano «olistico» (dal Greco «holon», «tutto») , ovvero che non si limiti ad alterare una o due zone ma che coinvolga in una trasformazione razionale e non spettacolare tutta la città. Perché se Firenze non si metterà presto in carreggiata con il futuro ma anche con il presente, a poco serviranno le benedizioni del Santo Vescovo prima delle partite di Champions e quelle fuori casa.