CAPUA - Sullasse Aversa-Capua, passando dalle testimonianze normanne, a quelle rinascimentali della provincia di Caserta, il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, viene a fare il pieno di istanze, memorizza ciò che serve per rendere tanti patrimoni darte sempre più vitali. Musei ed aree archeologiche, a Pompei il commissariamento, a Ercolano una gestione a maggioranza privata pare già concretizzata con una società internazionale dinformatica, musei napoletani come il Filangieri, Capodimonte e San Martino in sofferenza, la Reggia di Caserta per la quale si chiede unautonomia gestionale: quale la strada più opportuna da seguire? Il ministro non si sbilancia troppo. «Lidea di contare sullapporto di privati lho lanciata da tempo - dice cè da verificare caso per caso la fattibilità della collaborazione del privato in questo settore pubblico. Le autonomie gestionali devono avere garanzie. Per quanto riguarda la Reggia di Caserta, cè la proposta di legge dellonorevole Giovanna Petrenga che sarà attentamente valutata». A Capua il ministro trova Vittorio Sgarbi, che non perde tempo a definire «un caso culturale» la chiusura del Museo Filangieri di Napoli«mentre i continuano a dare soldi al Madre e si idolatra larte moderna». E fa da cicerone a Bondi: un fiume di nozioni e commenti a cominciare dagli appartamenti della Curia Vescovile con larcivescovo Bruno Schettino meravigliato di tanta diretta conoscenza. «Qui Sgarbi è di casa - ricorda il sindaco Carmine Antropoli - perchè componente del consiglio di amministrazione del Museo Campano». Tra una bacchettata allilluminazione dei quadri («fredda»), a qualche tappeto («da svendita») e a un angelo baccante («da bordello milanese»), con larcivescovo comunque divertito, Vittorio Sgarbi interviene a supporto di Bondi. Sulla proposta di affidare a privati la gestione di alcuni musei dice: «Sono daccordo sui progetti di Bondi dice - non è difficile trovare industriali e società private virtuosi, al museo di San Martino ci ho portato i vertici aziendali di una banca e ne sono rimasti entusiasti e faranno sapere. A Napoli cè il Filangieri in decadenza ma ci sono anche personaggi virtuosi come Antonio DAmato, uno che di suo, in opere darte, ha molto e lo cura bene. Lo vedo idoneo a un suo impegno diretto nella gestione di un museo».