I ministri si fanno dei male, sono in opposizione coni loro ministeri, smontano anziché costruire, finiscono in vortici negativi da cui non sanno esattamente come si fa a uscire. Negli ultimi giorni il governo Berlusconi può vantare una serie di autogol abbastanza rilevanti, e piuttosto curiosi. Il primo fra tutti è quello di Mariastella Gelmini, ministro della Pubblica Istruzione. Non è tanto la protesta degli studenti in tutta Italia il punto, quanto il fatto che la sua riformava a tagliare, ridimensionare e sminuire limportanza proprio della scuola. Un tempo nelle vecchie logiche democristiane, anche i ministri peggiori si inventavano qualcosa per dimostrare che i loro ministeri erano importanti, che tutto doveva essere in espansione (anche quando non poteva esserlo), che se cerano tagli, questi tagli venivano compensati da altro. Ma ora tutto è cambiato. Sembrano, più che dei ministri, dei commissari liquidatori. Gelmini ha dato il meglio si sé con tutta una serie di tagli che riducono anche il suo ruolo, e che dimostrano quanto poco importi a questo governo di scuola e istruzione: adozione del maestro unico, la revoca del tempo pieno, il taglio agli organici e agli orari di lezione, il blocco del turnover, la chiusura dei plessi scolastici nei piccoli centri. Soprattutto la chiusura dei plessi e i tagli a orari e agli organici sono un ridimensionamento che un tempo un ministro, per il proprio ministero, non avrebbe mai accettato. E il caso della Gelmini non è isolato. Venerdì Stefania Prestigiacomo, ministro dellAmbiente, ha rilasciato unintervista dal Corriere della sera che sembrava abbastanza surreale. Di fronte alle critiche di Stavros Dimas, il ministro per lAmbiente europeo, che ha ritenuto inattendibili le stime delle ricadute economiche sulle industrie italiane del «Pacchetto clima energia» proposto dalla Commissione europea, Stefania Prestigiacomo non ha esitato ad ammettere una sorta di impossibilità a fare il proprio mestiere di ministro dellAmbiente e ha detto: «le stime presentate dal nostro Paese non sono "pessimistiche" bensì "le più realiste". Non ce la facciamo ad arrivare in tempo per il pacchetto clima». Aggiungendo poi che comunque: «Non ha senso che ci si faccia carico noi dellinquinamento del mondo, quando a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come Stati Uniti, India e Cina». Tutto questo è un autogol strepitoso e inquietante. Un ministro che in fondo dice che, vista laria generale, meglio non preoccuparsi troppo dellAmbiente, e aggiunge di non essere in grado di arrivare in tempo per rispettare i parametri del pacchetto-clima. Ovvero, siamo pronti a fallire nei nostri obiettivi, certo, ma non è colpa nostra. Perché è colpa, a quanto si può capire, del solito ministro predecessore Alfonso Pecoraro Scanio. Nellelenco degli autogol in soli due giorni, cè anche un terzo caso, quello del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, che non trova di meglio che dare sferzate a iniziative culturali, celebri, consolidate, e famose nel mondo. Un caso per tutti quello del Maggio Musicale Fiorentino. Due giorni fa Bondi interviene a un convegno sulla «Cultura e il Made in Italy». E a proposito dei tagli che la finanziaria impone agli enti lirici, se ne esce con una frase bizzarra: «In Italia nella musica abbiamo due punte di eccellenza, il teatro alla Scala di Milano e lorchestra sinfonica Santa Cecilia di Roma. Ebbene concentriamo il grosso delle risorse su di loro. Possibile che lo Stato debba ripianare sempre i loro debiti? Cambiamo sistema: concentriamo il grosso delle risorse su Roma e Milano. Se poi altre importanti città dItalia vogliono un loro teatro dOpera, allora il Comune o la Regione dimostrino il loro amore per il teatro, ne facciano un vanto per la loro città e facciano dunque uno sforzo conseguente, perché, secondo me, lo Stato potrà pure fare la sua parte, ma non è giusto che paghi sempre tutto». Lattacco indiretto di Bondi a una celebre istituzione musicale, conosciuta in tutto il mondo, ha qualcosa di autenticamente autolesionista. Le proteste a Firenze si sono fatte sentire, ma il problema serio è che queste parole suonano più come un attacco al comune di Firenze, che è di centro-sinistra (contro Roma e Milano che non lo sono), piuttosto che una vera preoccupazione per i bilanci del Maggio Musicale Fiorentino. E ancora una volta un ministro è pronto a rinunciare e a dichiarare una incapacità del proprio dicastero: che sia di bilancio, che sia tempo perso, che sia di cecità ideologica, poco importa. Importa che i tre ministri del governo Berlusconi hanno fatto, e stanno facendo harakiri come se non fossero i veri responsabili dei loro ministeri. Ma soprattutto dimostrando uno zelo autentico nellosservare, come sentinelle impaurite, regole e tagli di Giulio Tremonti.
Gelmini, Bondi, Prestigiacomo: qwndo i ministri fanno harakiri
Il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha tagliato gli organici e gli orari di lezione, ha revocato il tempo pieno e ha adottato il maestro unico. Questi tagli sono stati criticati dagli studenti e hanno dimostrato quanto poco importi a questo governo di scuola e istruzione. Il ministro dellAmbiente Stefania Prestigiacomo ha detto che le stime presentate dal suo Paese sul Pacchetto clima non sono "pessimistiche" ma "le più realiste". Ha anche affermato che non ha senso che si faccia carico dellinquinamento del mondo se altri Paesi come Stati Uniti, India e Cina non lo fanno.
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